Continuano le perplessità sulle scelte che Mario Draghi, in qualità di presidente incaricato, farà in materia di pensioni.

Pensioni Draghi
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Continuano le consultazioni. Mario Draghi riferirà molto presto l’esito del confronto con i partiti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In attesa dell’insediamento del nuovo esecutivo, molti cittadini si chiedono quale sia il futuro della riforma pensioni.

Scenderanno in partita anche i sindacati. Il leader della Cgil Maurizio Landini ha già fatto sapere che il mancato rinnovo di quota 100 senza un piano che risulti consono non è un buon inizio.

Si attende quindi un duro braccio di ferro tra governo e sindacati, visto che lo scopo sarà senza ombra di dubbio quello di diminuire la spesa pensionistica, in qualsiasi modo.

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Oltre a Landini, anche il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli ha espresso le suo opinioni sullo scenario futuro. Secondo lui il rinnovo di quota 100 non servirebbe a niente. “Necessaria una riforma seria e duratura, che permetta a tutti i lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione dopo 62 anni o 41 anni di contributi”.

Ghiselli torna a portare l’attenzione sulla questione dei lavori manuali o gravosi, sul profilo di caregiver e sulla situazione specifica delle donne. Chiede, inoltre, che sia affrontato  il tema della prospettiva previdenziale per i giovani e per quanti hanno carriere discontinue e di bassa retribuzione.

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Per Ghiselli “il fatto che tutte le persone che andranno in pensione d’ora in poi avranno prevalentemente un calcolo contributivo, rende queste misure non solo eque socialmente, ma anche compatibili finanziariamente”.

L’opinione diffusa è che alla fine si riuscirà a raggiungere comunque una soluzione intermedia. In questo modo si andrebbe comunque a evitare lo scalone quinquennale.