Il taglio delle pensioni nel futuro sembra più probabile. Se il nostro paese non riprende in fretta a crescere infatti, le nuove generazioni rischiano tantissimo. 

Che le giovani generazioni corrano il rischio sempre più concreto di ottenere nel futuro una pensione ridotta di almeno il 30 per cento è un argomento del quale si discute ormai da anni. 

I motivi naturalmente sono diversi. Una crisi economica che non sembra più aver fine, una spesa pubblica a detta di molti insostenibile, in particolar modo per il sistema pensionistico, e una difficoltà crescenti per i giovani a ottenere contratti stabili. Il problema è che non sono soltanto le pensioni dei trentenni di oggi a essere a rischio. Lo spettro del taglio dell’assegno pensionistico grava anche sui chi oggi ha dai quarant’anni in su e ha iniziato a lavorare dopo il 1996. 

Taglio delle pensioni, la riforma Dini

In quell’anno infatti la riforma Dini legò la pensione media al Pil del paese. Una misura che ebbe come conseguenza quella di legare il destino dell’assegno pensionistico all’andamento del Prodotto Interno Lordo. Questo significa che se il Pil scende, automaticamente scende anche l’importo delle prestazioni pensionistiche.

A meno che dunque non si prendano delle decisioni forti in tal senso, si prospetta un futuro con pensioni sempre più basse, che mettono a serio rischio il benessere del paese. Andrea Carbone, esperto di Previdenza, intervistato sull’argomento da Repubblica ha dichiarato che “le pensioni non riusciranno per molto tempo a recuperare nemmeno l’inflazione, quando i prezzi torneranno a salire”.

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