Se potessi smettere di lavorare prima della pensione? Vivere di rendita sembra un sogno. Ma quanto capitale serve davvero?
Negli ultimi anni sempre più persone iniziano a farsi una domanda piuttosto semplice, almeno sulla carta: è possibile smettere di lavorare prima della pensione e vivere grazie ai propri risparmi?
L’idea non è nuova, ma oggi circola molto di più. Anche sui social e nei forum dedicati alla finanza personale si parla spesso di indipendenza finanziaria. In pratica si tratta di accumulare abbastanza capitale da coprire le spese quotidiane senza dover contare su uno stipendio. In questo modo il lavoro diventa una scelta, non più una necessità.
Naturalmente non esiste una cifra magica valida per tutti. Tutto dipende dallo stile di vita che si vuole mantenere. C’è chi vive bene con spese contenute e chi invece ha costi molto più alti tra casa, viaggi e abitudini quotidiane.
Per questo motivo gli esperti di pianificazione finanziaria usano alcune regole di calcolo che aiutano a fare una stima abbastanza realistica.
Il punto di partenza è sorprendentemente semplice. Per capire quanto capitale serva bisogna prima sapere quanto si spende in un anno. Non una stima vaga, ma una cifra abbastanza precisa.
Affitto o mutuo, bollette, spesa, trasporti, viaggi, tempo libero. Tutto. Una volta individuata la cifra annuale, diventa possibile fare un calcolo orientativo del patrimonio necessario per generare una rendita.
L’idea è che il capitale accumulato venga investito e produca un rendimento nel tempo. Questo rendimento dovrebbe coprire almeno una parte delle spese senza consumare troppo velocemente i risparmi.
Ed è qui che entra in gioco una delle regole più citate quando si parla di indipendenza finanziaria.
Tra gli strumenti più utilizzati per fare queste stime c’è la cosiddetta regola del 4%. Secondo questo principio, una persona potrebbe prelevare ogni anno circa il 4% del proprio capitale investito senza esaurirlo troppo rapidamente nel lungo periodo.
In altre parole, il patrimonio genera una rendita annuale che permette di coprire le spese.
Da questa regola deriva anche un altro concetto molto diffuso tra chi si occupa di pianificazione finanziaria: la regola del 25.
Il ragionamento è semplice. Se ogni anno si utilizza il 4% del capitale, significa che il patrimonio necessario dovrebbe essere circa 25 volte le spese annuali.
Per capire meglio come funziona, basta fare qualche esempio. Se una persona ha bisogno di circa 20.000 euro all’anno per vivere, il capitale teorico da accumulare sarebbe intorno ai 500.000 euro.
Se invece le spese salgono a 30.000 euro l’anno, il patrimonio necessario si avvicina ai 750.000 euro.
Con un costo della vita di 40.000 euro all’anno, la cifra richiesta arriverebbe più o meno a un milione di euro.
Sono numeri indicativi, ovviamente. Servono soprattutto per capire l’ordine di grandezza.
Negli ultimi anni questi concetti sono diventati molto popolari grazie al cosiddetto movimento FIRE.
L’acronimo sta per Financial Independence, Retire Early, cioè raggiungere l’indipendenza finanziaria e smettere di lavorare prima dell’età pensionabile.
Chi segue questa filosofia tende a fare alcune scelte precise:
Alcune persone arrivano a mettere da parte anche il 50% dello stipendio proprio per accelerare il percorso verso l’indipendenza finanziaria.
Il movimento è nato negli Stati Uniti, ma negli ultimi anni ha iniziato a diffondersi anche in Europa.
Naturalmente la realtà è sempre più complessa delle formule teoriche. Ci sono diversi fattori che possono modificare questi calcoli.
Il primo è l’inflazione. Se il costo della vita aumenta nel tempo, servirà una rendita più alta per mantenere lo stesso tenore di vita.
Poi c’è il rendimento degli investimenti, che non è mai garantito e può cambiare a seconda dei periodi economici.
Infine bisogna considerare un aspetto spesso sottovalutato: quanto a lungo dovrà durare quella rendita. Chi smette di lavorare molto presto deve pianificare decenni senza uno stipendio.
Per questo motivo molti esperti suggeriscono una strategia più prudente. Non solo rendite finanziarie, ma anche altre entrate possibili: affitti, piccoli lavori, attività autonome.
In fondo, l’obiettivo non è soltanto smettere di lavorare. È avere la libertà di scegliere come usare il proprio tempo.