Dal 2026 il TFR non sarà più come lo conoscevamo: tutte le novità che riguardano milioni di lavoratori in Italia.
Fino a oggi, quando iniziavi un nuovo lavoro, avevi tutto il tempo per pensare al TFR. Sei mesi non sono pochi: ti informi, chiedi, rimandi.

Dal 1° luglio 2026 questa calma sparisce. La Legge di Bilancio ha deciso di accelerare e lo fa in modo molto chiaro: 60 giorni e basta.
Se sei un neoassunto nel settore privato (esclusi i lavoratori domestici), hai due mesi per dire cosa vuoi fare del tuo TFR. Tenerlo in azienda o destinarlo a un fondo pensione. Se non dici nulla, la scelta viene fatta per te ed ecco che entra in scena il famoso silenzio-assenso.
Il silenzio-assenso diventa automatico per il TFR di milioni di lavoratori
Dal 2026 il silenzio non è più neutro. Se non comunichi una decisione entro 60 giorni, il TFR maturato – dal primo giorno di lavoro – finisce automaticamente in un fondo pensione.

Non uno qualsiasi, ma seguendo una sorta di percorso obbligato: prima il fondo previsto dal contratto collettivo, poi quello più diffuso in azienda. Se non esiste nulla di tutto questo, si arriva al Fondo COMETA, che viene usato come soluzione di default.
E attenzione a questo dettaglio, perché è fondamentale: una volta che il TFR entra nel fondo tramite silenzio-assenso, non si torna indietro. Chi invece sceglie di lasciarlo in azienda può cambiare idea quando vuole.
TFR e Pensione: cambiano anche le regole per le aziende
La riforma non riguarda solo i lavoratori, anche le imprese dovranno adattarsi. Sempre più aziende, incluse molte di medie dimensioni, non potranno più trattenere il TFR come riserva di liquidità.

Il TFR non destinato ai fondi dovrà confluire nel Fondo di Tesoreria dell’INPS. Quindi meno margine per le aziende, più controllo pubblico sul flusso di denaro.
Con la riforma ci sono però più vantaggi fiscali
Per rendere la previdenza complementare più appetibile, lo Stato ha deciso di allargare un po’ i benefici fiscali. Il tetto annuo deducibile sale a 5.300 euro. Ma c’è anche una sorta di recupero per chi negli anni passati non ha sfruttato tutto il limite: si può arrivare fino a 7.950 euro complessivi.
Cambia anche il momento della pensione. La parte che puoi ritirare subito in capitale cresce e arriva al 60% del montante.
Cosa conviene fare adesso
Non serve farsi prendere dal panico, ma neppure rimandare all’ultimo. Vale la pena informarsi sul fondo previsto dal proprio CCNL, capire come funziona e tenere d’occhio le comunicazioni aziendali.
Dal 2026 l’informativa sul TFR dovrà arrivare subito, nei primi giorni dall’assunzione. O scegli tu, oppure il sistema sceglie al posto tuo, e a quel punto, la strada è una sola.





