L’economia dello spazio decolla, ma chi pensa alla sostenibilità? Il focus di FuturaNetwork

Alzare gli occhi al cielo e immaginare di spostarsi tra le stelle è un pensiero che almeno una volta nella vita ha attraversato la mente di tutti. L’economia spaziale è in una fase di fibrillazione positiva, con le tecnologie che si moltiplicano e diventano sempre più alla portata di una fetta ampia di imprenditori e cittadini ma occorre ricordarci che anche lassù tra le stelle dobbiamo pensare alla sostenibilità

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Spazzatura spaziale e sostenibilità (foto NASA via Pexels)

Sembra una battuta di spirito ma in realtà abbiamo già inquinato parte del vuoto cosmico che circonda questo sassolino su cui tutti cerchiamo di vivere. Alcune foto diffuse ultimamente dalla NASA mostrano i rottami della struttura che ha permesso al Rover Perseverance di atterrare su Marte. Rottami che ovviamente nessuno per ora può recuperare e che vanno a trasformarsi in quella che possiamo anche definire la nostra prima vera spazzatura spaziale.

Da parte di FuturaNetwork arriva quindi un focus dal titolo quanto mai illuminante: “Space Economy: chi saranno i vincitori e i perdenti di questa nuova corsa all’oro?“. Perché di questo che si tratta. Come a partire dalla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento, tanti sono partiti alla volta degli Stati Uniti in cerca del famoso oro del Klondike così adesso tanti cercano di salire sulla prossima navicella spaziale per portare in orbita il proprio business.

Si tratta di un settore in ascesa al punto tale che è stata coniata una nuova espressione: NewSpace. Questa espressione serve a differenziare quello che sta succedendo adesso da ciò che finora è stato il panorama degli investimenti nello spazio. Se prima infatti si parlava di traditional space, perché erano soprattutto gli investimenti pubblici a foraggiare le nostre camminate a gravità zero, adesso ci sono moltissime imprese private e startup che contribuiscono allo sviluppo dei progetti spaziali. Due nomi su tutti: Elon Musk e la sua SpaceX e Jeff Bezos con Blue Origin.

Ma c’è anche tutto un sottobosco di altre piccole imprese che si stanno rivolgendo allo spazio non soltanto con i vettori ma anche per sfruttare il vuoto sviluppando nuove strategie per le telecomunicazioni. Ci sono per esempio ben 20 aziende private che hanno annunciato di voler lanciare satelliti nei prossimi 5 anni per fornire alle zone più svantaggiate del pianeta una connessione internet a banda larga attraverso il satellite.

Tutto questo passaggio nello spazio rischia però di lasciare dietro di sé una scia infinita di quelli che sono definiti detriti spaziali. Il primo a ipotizzare il pericolo derivante dall’aumento vertiginoso dei detriti nello spazio è stato il professor Kessler nel 1991.

Kessler ipotizzava che potesse esistere un punto critico di densità degli oggetti in orbita tale per cui lo spazio intorno al nostro pianeta sarebbe diventato impraticabile a causa di una reazione a catena di continue collisioni tra questi detriti spaziali che, scontrandosi tra loro, ne avrebbero generati di nuovi fino a creare una specie di muro di detriti difficilmente dissipabile.

Tra i detriti che più spesso si formano ci sono ovviamente quelli derivanti dai lanci dei razzi che rischiano di aumentare vertiginosamente con lo sviluppo del cosiddetto turismo spaziale. E proprio i razzi e i loro lanci rischiano di trasformarsi in un altro problema da affrontare anche nella lotta ai cambiamenti climatici. Nel focus di FuturaNetwork viene riportata a tal proposito una dichiarazione di Loïs Miraux, Università Mines ParisTech: “I lanci di razzi diventeranno presto la maggiore fonte di emissioni di gas climalteranti di tutto il settore aerospaziale“. Il pericolo maggiore viene dal black carbon che risulta responsabile di un riscaldamento della stratosfera e contemporaneamente di un raffreddamento della troposfera.

Guardare quindi al cielo come nuova fonte di ispirazione per i business deve necessariamente andare di pari passo con la consapevolezza che qualunque passo facciamo lassù si ripercuote anche quaggiù sulla terra e che se tutto andrà a rotoli, probabilmente non ci sarà nessuna cultura aliena tecnologicamente avanzata pronta ad aiutarci in qualche modo.