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Diritti

Cittadinanzattiva fotografa il post pandemia: gli italiani rinunciano a curarsi

I servizi sanitari regionali non superano gli effetti dell’emergenza, producendo crepe, secondo il report, nel diritto alle cure. I dettagli

Cure ospedaliere (Foto Marcelo Leal on Unsplash)

La problematica non è certo nuova, né originata, in stretto dalla pandemia da Covid-19. Si può più ragionevolmente parlare di una degenerazione, ad oggi giunta a delineare un quadro via via preoccupante della situazione nazionale. Quello della salute, non è soltanto un diritto: sotto la luce della cronaca, rappresenta un campo minato dove la desertificazione organizzativa dei singoli ambiti sanitari sta convogliando la stabilità sistematica del servizio su un percorso di collasso.

Coloro che necessitano di regolari screening, di esami per monitorare una sintomatologia in atto o semplicemente in nome della prevenzione, nonché di interventi chirurgici, sono perfettamente a conoscenza delle lunghe liste di attesa che comporta l’infausta scelta di affidarsi al Servizio Sanitario Nazionale. Ovviamente, al di là degli indiscutibili standard qualitativi offerti dalla rete ospedaliera e ambulatoriale, ciò che oggi preme analizzare è la garanzia di accesso alle opportune cure in tempi consoni, e ancor prima alla sicurezza di assicurarsi alla migliore competenza medica.

Le ben note carenze assistenziali di alcune aree “senza speranza” non sono più una giustificazione dovuta a questioni di marginalità gestionale: l’ambiente “post atomico” lasciato dall’emergenza sanitaria a causa del virus è una realtà diffusa a macchia d’olio lungo tutta la penisola. Ci sono effetti indubbiamente non metabolizzati e il “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”, elaborato da Cittadinanzattiva, ne mostra le conseguenze in atto.

Per la metà delle Regioni, si registrano ritardi negli screening oncologici e la diminuzione delle coperture dei vaccini ordinari. Sono solo alcuni esempi delle carenze emerse dalle segnalazioni giunte nel corso del 2021, direttamente dai cittadini, e le denunce inoltrate presso il Tribunale del Malato.

Durante la pandemia, l’assistenza sanitaria, già gravata da scarse risorse umane ed economiche, si è dovuta gettare a pieno nell’emergenza, costringendo nel contempo le persone – come ha spiegato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – a “rinunciare” a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie. Ancora oggi abbiamo la necessità di recuperare milioni di prestazioni e i cittadini devono essere messi nella condizione di tornare a curarsi”.

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Il federalismo sanitario è stato messo a dura prova e sembra non esserne ancora uscito. Il rapporto si è soffermato su alcune priorità di intervento che coinvolgono, appunto, la riorganizzazione dell’assistenza territoriale, la cui ristrutturazione è attualmente all’ordine del giorno nel PNRR: la possibilità di allargare la domiciliarità di certe prestazioni per sopperire alla carenza di servizi e alla distanza dai luoghi di cura; e l’improrogabile innovazione dei modelli organizzativi sul territorio.

Le criticità individuate lo scorso anno dalle 13.748 segnalazioni dei cittadini, sono riassumibili nelle seguenti voci: l’accesso alle prestazioni, la prevenzione, l’assistenza territoriale, l’assistenza ospedaliera e mobilità sanitaria. E rintracciabili nei seguenti ambiti: accesso alle informazioni e alla documentazione, prestazioni assistenziali, agevolazioni/lavoro, malattie rare; sicurezza delle cure e presunta malpractice, costi delle cure, relazioni con operatori sanitari ed umanizzazione, farmaci.

Le lunghissime tempistiche di attesa colpiscono al primo posto gli interventi chirurgici e gli esami diagnostici, seguiti dalle visite di controllo e dalle prime visite specialistiche, la riabilitazione, i ricoveri, le cure domiciliari-ADI e l’assistenza riabilitativa domiciliare. Al 2021, i tempi massimi per una tac sono di 365 giorni, 375 per un’ecografia, ma addirittura di 720 giorni per sottoporsi a una mammografia. La visita diabetologica è tra le visite specialistiche quella che comporta la maggiore attesa, 362 giorni. Un anno di attesa anche per l’intervento cardiologico.

Il 52% delle Regioni ha sospeso o interrotto il normale svolgimento degli screening per tumore alla mammella, alla cervice, al colon retto. Dal 2014 al 2020, la spesa dei vaccini è raddoppiata ma cala la copertura. Ad oggi sottofinanziati salute mentale e telemedicina. Un primo piano di soccorso si attende dai fondi del PNRR: si prevede la realizzazione di 1.350 Case della Comunità, che dovrà però far fronte all’endemica disparità territoriale.

Pubblicato da
Roberto Alciati