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Alimentazione

Rincaro materie prime, cosa si cela dietro il sottocosto dei supermercati

Il costo delle materie prime è ai massimi storici. Ed allora ci si chiede: come sono possibili le campagne promozionali nei supermercati?

Sconti supermercato (unsplash)

Chi è abituato a fare la spesa al supermercato, magari sempre allo stesso punto vendita, occhieggia immediatamente al banco delle offerte, a prescindere dalla necessità. Infatti uno dei meccanismi più seducenti dell’offerta è la promessa che “oggi paghi questa cifra” – presumibilmente bassa – ma “domani chissà, potresti aver bisogno di questo prodotto ed essere costretto a pagarlo molto di più“.

Chiunque può capire che è una strategia di marketing bella e buona, che non solo fa privilegiare una determinata marca piuttosto che un’altra, ma instaura spesso interamente il desiderio di comprare quel prodotto. Quante volte un alimento in offerta acquistato non faceva parte della lista della spesa?

E fin qui, il ragionamento è coerente con l’idea che comunemente si ha della grande distribuzione alimentare. Ma i conti iniziano a non tornare quando da più parti si parla di inevitabili rincari dei prezzi alimentari, dovuti all’aumento delle materie prime e del prezzo del carburante, necessario per i trasporti della merce. Ed allora, con questi presupposti, come fanno ad imperare ancora i banchi delle superpromozioni nei supermercati?

E qui si entra in una logica della grande distribuzione molto più profonda. La prima cosa da sapere è che non sono i supermercati a decidere le promozioni o i sottocosti, ma le aziende produttrici stesse. In tempi di aumento dei prezzi, il primo anello su cui si tagliano i costi per poter garantire un prodotto competitivo sul mercato è quello più debole, ovvero i produttori, i raccoglitori.

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Quanto più le aziende riescono a tagliare sul prezzo finale in maniera incomprensibile e tanto più è probabile che a rimetterci siano la qualità delle materie prime o gli stipendi dei lavoratori, se possibile quelli più in basso nella filiera, anche se della stessa sono l’origine. Perché è importante ricordare che senza supermercato o senza altri intermediari il cibo si trova lo stesso, ma senza la terra e chi la lavora no.

In altri casi le campagne promozionali o i sottocosto a tempo determinato sono possibili per un principio di bilanciamento. Lo stesso prodotto, in tutto il resto dell’anno, viene pagato una cifra superiore di quanto dovrebbe essere, quindi, a conti fatti, il banco vince sempre.

Come scrive “Il Fatto Alimentare” in un articolo: “Esiste il prezzo giusto? Diciamo che esiste un prezzo al di sotto del quale non si deve mai scendere. Indagando si scopre sempre un motivo”.

Pubblicato da
Giulia Borraccino