La digitalizzazione dei servizi pubblici non esiste, la denuncia di U.di.Con

U.Di.Con., Unione per la Difesa dei Consumatori, con un nuovo comunicato stampa denuncia la situazione paradossale della digitalizzazione degli enti e servizi pubblici

Digital divide (foto: Pexel)

La nota del presidente nazionale dell’U.Di.Con. Denis Nesci si apre così: “Viviamo in un’era dove la digitalizzazione dovrebbe essere il pane quotidiano“. E in quel “dovrebbe” c’è racchiusa tutta la situazione in realtà paradossale in cui versa il servizio pubblico nazionale. Perché, prosegue Nesci, dopo due anni di pandemia ci sono ancora moltissimi enti che non si sono adattati “alle nuove tecnologie” anche se in realtà “basterebbe veramente poco”.

Il problema della digitalizzazione è in effetti una questione che ci portiamo purtroppo avanti da tempo con le amministrazioni e gli enti locali e nazionali che sembrano andare avanti in ordine sparso senza riuscire ad avere un’organizzazione coerente su tutto il territorio. E il presidente dell’U.Di.Con. fa l’esempio di Poste Italiane che nella città di Roma non rende sempre disponibile su tutte le filiali il servizio di presa appuntamento online. Nesci ricorda poi come in realtà proprio sulla digitalizzazione e l’innovazione si basi l’impalcatura del nostro famoso PNRR.

Il rapporto che purtroppo cittadini e enti locali e nazionali hanno con la digitalizzazione e le nuove tecnologie sembra rimasto al passato, quando per ricevere un certificato occorreva prendersi una giornata di permesso dal lavoro e prepararsi a file interminabili mentre per esempio in altri Paesi con pochi click si possono scaricare tutti i documenti necessari.

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E il digital divide fotografato ancora a fine 2021 dal Censis di certo non aiuta. Tra l’altro paradossalmente la pandemia sembra aver acuito le situazioni di disagio e di disuguaglianza tecnologica. I dati del Censis parlano di ancora 2,3 milioni di Italiani senza Internet, nonostante a più riprese i Governi degli ultimi anni abbiano cercato di incentivare proprio la diffusione di un miglior rapporto con il digitale puntando sull’acquisizione da parte dei cittadini delle skill di base.

Ma se poi non si riesce ancora a prendere un appuntamento in un ufficio pubblico attraverso un’app o un portale su tutto il territorio nazionale come si fa a pretendere qualcosa dei cittadini? E ancora, come è possibile che un cittadino utilizzi sistemi digitali quando in alcune situazioni la povertà economica e socio-economica è tale per cui non si riesce ad avere il minimo strumento digitale?

Il PNRR cui fa riferimento Nesci nel suo intervento si basa, come ricordavamo prima, sulla digitalizzazione e l’innovazione ma questa digitalizzazione deve essere un processo democratico e soprattutto coerente con se stesso. Occorre investire perché effettivamente tutta la pubblica amministrazione e gli enti riescano a dotarsi e ad utilizzare gli strumenti digitali e mettere allo stesso tempo i cittadini nelle condizioni di utilizzare questi strumenti.

L’intervento di Nesci si conclude con un appello cui ci sentiamo di aderire: “Ci aspettiamo che tutti gli uffici che rendono servizi al pubblico adeguino i loro sistemi informatici per utilizzare a pieno le potenzialità della digitalizzazione. Non possiamo continuare a vivere nel passato quando abbiamo a disposizione tutti questi mezzi digitali che vanno sfruttati in pieno!