Legambiente: “In Italia è già emergenza clima e siamo senza un piano di adattamento”

Legambiente ha diffuso i dati del suo Rapporto annuale redatto dall’Osservatorio CittàClima, e il risultato è che il nostro Paese è già in piena emergenza clima e senza un piano di adattamento, a differenza di altri Paesi dell’UE

pixabay

Con la pagliacciata della COP26 che si è chiusa con impegni ancora più vaghi di quelli, già vaghi, con cui si era aperta, il mondo dei grandi sembra non capire che “il clima è già cambiato”. E gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti che si registrano in Italia ne sono la dimostrazione. Caldo anomalo, piogge torrenziali, momenti in cui il clima sembra aver invertito le stagioni calde con le fredde e viceversa.

L’Italia rischia di affogare a causa dell’innalzamento dei mari e della tropicalizzazione del clima. Nel Rapporto vengono confrontati i dati degli ultimi 10 anni: dal 2010 al 2021. In totale, abbiamo avuto oltre mille eventi estremi (1.118 per la precisione). 133 sono nell’ultimo anno con una crescita nella frequenza pari al 17,2% rispetto al Rapporto precedente.

Ma data la conformazione del nostro territorio nazionale, questi eventi non si sono distribuiti in modo omogeneo. “Gli impatti più rilevanti si sono registrati in 602 comuni italiani, 95 in più rispetto allo scorso anno (quasi +18%). Nello specifico si sono verificati 486 casi di allagamenti da piogge intense, 406 casi di stop alle infrastrutture da piogge intense con 83 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 308 eventi con danni causati da trombe d’aria, 134 gli eventi causati da esondazioni fluviali, 48 casi di danni provocati da prolungati periodi di siccità e temperature estreme, 41 casi di frane causate da piogge intense e 18 casi di danni al patrimonio storico”.

E poi c’è il triste conto delle vite umane perse: 261 in totale. 9 finora nel 2021.

Le città più colpite sono Roma, Bari e Milano. Roma e Bari hanno subito ingenti danni dovuti alle piogge intense ed improvvise che hanno provocato allagamenti: rispettivamente 32 a Roma e 20 a Bari. Bari, per la sua posizione geografica è stata anche oggetto di 18 trombe d’aria. A Milano si sono registrati 20 allagamenti dovuti a fiumi esondati.

Come affronteremo il futuro? Non è chiaro dato che, come denuncia Legambiente, “sono 23 i Paesi Ue, con l’aggiunta del Regno Unito, che hanno adottato un piano nazionale o settoriale di adattamento al clima e tra questi non vi è l’Italia”.

Queste le dichiarazioni di Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente “Lo scenario di intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi descritto dal nuovo Rapporto dell’Osservatorio CittàClima impone al nostro Paese di prendere decisioni non più rimandabili, in grado di evitare che gli impatti siano ancora più rilevanti”.

“Oggi non è così, perché il nostro Paese non ha un piano che individui strategie e interventi più urgenti, per cui il rischio è che anche le risorse del PNRR siano sprecate. Siamo rimasti gli unici in Europa in questa situazione, pur essendo uno dei Paesi che conta i danni maggiori”.

Leggi anche: Il Covid ha aumentato le disuguaglianze tra i più piccoli, lo confermano studi recenti

Leggi anche: L’Europa mangia sempre meno carne, ma il cambiamento è lento

“Per questo dobbiamo valorizzare i sistemi di analisi, le competenze e le tecnologie di cui disponiamo per monitorare gli impatti e per comprendere come ripensare gli spazi delle città, in modo da mettere in sicurezza le persone e cogliere questa opportunità per renderli anche più vivibili”.

Se, come ricordato anche nel rapporto, smettessimo di spendere cifre esorbitanti per parare la situazione a posteriori, e investissimo quei soldi (ogni anno nella gestione delle emergenze se ne vanno 1,55 miliardi di euro) per fare prevenzione, forse la nostra situazione non apparirebbe così grigia.

Gli spunti positivi ci sono, città come Glasgow che sta puntando sulla gestione delle acque ma non serve andare all’estero: Padova è da poco diventata la quarta realtà in Italia ad aver prodotto uno strumento per la gestione del clima.
Ma non possiamo andare in ordine sparso. Occorre un piano nazionale, un piano che non tenga conto delle correnti politiche ma segua la scienza. Quello che la scienza ci dice. E prima di trovarci davvero con l’acqua alla gola.