L’intelligenza artificiale mette a repentaglio i diritti umani?

Le telecamere intelligenti possono analizzare sesso, età, gusti, preferenze e reazioni emotive dei passanti. Cosa comporta in termini di violazione dei diritti umani?

intelligenza artificiale
(unsplash)

La legislazione tenta di tenere il passo all’accelerazione tecnologica, ma quest’ultima corre di più. E non solo rispetto alla legge, che di consueto è in forte ritardo rispetto alla prassi; anche l’opinione pubblica si trova spesso ad affrontare le problematiche legate ai potenziali danni delle nuove tecnologie quando esse sono in atto già da tempo, ed il sistema già corrotto.

Il problema è quanto le nuove tecnologie possano invadere il campo personale, non solo in tema privacy, che si ferma ai dati sensibili, ma all’identità stessa di un individuo, fatta di gusti personali, scelte, reazioni ad un evento etc.

Nella città sono state installate da commercianti ed addetti alla sicurezza le cosiddette “telecamere intelligenti”, dei dispositivi che permettono tramite algoritmo il riconoscimento facciale dei passanti, l’età, il sesso, l’abbigliamento di una determinata marca o un’altra, e le reazioni emotive ad un determinato evento. E non serve un balzo logico azzardato per capire che ci si trova di fronte ad una linea pericolosa da scavallare.

Lontana da idee complottistiche di controllo assoluto sulla nostra vita, è evidente che le telecamere intelligenti forniscono dati sull’individuo utili a fini commerciali e di sicurezza che violano non solo la privacy, ma l’identità stessa di un individuo, a maggior ragione se l’esposizione è casuale; si può diventare merce inconsapevole anche solo passeggiando.

Questi sensori sono disponibili a 20 euro, ed è stato calcolato che ne sono stati installati 245 milioni in tutto il mondo. In alcuni casi il proposito ha apportato dei miglioramenti alla qualità di vita delle città. In un editoriale di Osservatorio Repressione del 19 ottobre, fonte diretta di questo articolo, si racconta come ad esempio in Spagna queste telecamere intelligenti abbiano migliorato la raccolta di rifiuti e la qualità dell’aria.

A Los Angeles hanno contribuito a risolvere parte dei problemi legati al traffico automobilistico, collegando le telecamere a dei semafori intelligenti. In Olanda, attraverso i sensori, si sono prevenute delle risse analizzando i movimenti ed i rumori della folla.

Ma il problema emerge quando lo scambio tra la sicurezza o i vantaggi commerciali avviene con la tutela dei diritti umani. Il gioco vale la candela? Cos’è più importante in un ordine di priorità?

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Risponde Maria Stefania Cataleta, avvocato che ha analizzato la questione nel suo ultimo libro “Diritti umani e algoritmi”: “I diritti umani perdono il loro significato, nel caso della privacy, dove il loro uso può essere scambiato come qualsiasi altra merce in cambio di denaro o altri vantaggi. La libera vendita della privacy finisce per consentire il controllo totalitario da parte di chi gestisce queste informazioni per conoscere, pilotare e guidare, perché gli strumenti di apprendimento automatico hanno la capacità crescente non solo di prevedere le scelte, ma anche di influenzare emozioni e pensieri“.