Cozze e ostriche, allarme tetrodotossina: può uccidere

Arriva dall’istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie l’allarme riguardo cozze e ostriche provenienti dal mare Adriatico è in cui sono state riscontrate tracce di tetrodotossina

Foto Gil Ndjouwou Unsplash

Da Venezia arriva l’allarme per la presenza in alti dosaggi di tetrodotossina rilevati in alcune partite di cozze e ostriche coltivate nella Laguna di Marano, provincia di Udine. Per il mare Adriatico si tratta della prima e pericolosa segnalazione di questa sostanza potenzialmente letale.

La tetrodotossina è infatti una sostanza tossica in grado di uccidere l’uomo. Viene comunemente indicata come veleno del pesce palla dato che è proprio nel cosiddetto fugu giapponese che questa pericolosissima sostanza chimica è stata rintracciata per la prima volta. Ora però a quanto pare il veleno, che è comunque presente in altri pesci e molluschi, è stato rintracciato anche nelle cozze e nelle ostriche di allevamento.

Cozze e ostriche: il pericolo dalle specie invasive?

Foto Stelio Puccinelli Unsplash

Nel mar Mediterraneo, a causa dei cambiamenti climatici, si stanno stabilendo alcune specie ittiche che non sono autoctone. Una fra queste, il pesce palla argenteo, ha fatto di recente alzare il livello di guardia per quanto riguarda la tetrodotossina nel nostro mare con conseguente aumento delle analisi per rintracciare questa sostanza.

I dati che sono stati raccolti dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie devono quindi farci sicuramente riflettere. Il prelievo delle cozze è avvenuto tra maggio del 2017 e maggio del 2018 e la quantità di tetrodotossina riscontrata è la più alta finora mai rintracciata in molluschi bivalvi di provenienza europea. Nonostante gli scienziati si stiano convincendo che il problema della contaminazione sia da rintracciare nel periodo della fine della primavera, la situazione va comunque tenuta sotto controllo.

Anche perché la tetrodotossina è una neurotossina che ad alti dosaggi può provocare la morte. Una delle sue forme più conosciute è quella che si trova nel pesce palla, il fugu giapponese. In questi pesci esistono dei batteri che producono questa neurotossina e che forniscono quindi una protezione al pesce ospite che di contro fornisce loro tutti i nutrienti di cui hanno bisogno.

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Data la sua pericolosità, le autorità giapponesi rilasciano solo pochissime autorizzazioni ai cuochi che superano un corso apposito che li mette nelle condizioni di trattare questo pesce in modo da evitare la contaminazione. Ma non ci sono soltanto i fugu, anche per esempio i polpi dagli anelli blu e altri crostacei e gasteropodi producono o raccolgono piccole quantità di tetradotossina.

Quello che spaventa è che i rilevamenti fatti dall’Istituto di zooprofilassi segnano un preoccupante primato in quanto a quantità di tossina e alla posizione geografica dei molluschi. E infatti la prima volta che si riscontra nell’alto Adriatico.