Il MITE fa ripartire le procedure pro-fossili: la denuncia delle associazioni ambientaliste

Sono ripartite le autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi, proprio nel momento in cui il Ministero della Transizione Ecologica deve rispettare i Piani di contenimento delle emissioni

petrolio profossili
(Getty Images)

Sembra una burla, ma purtroppo non lo è. Il Ministero per la Transizione Ecologica, il cui compito è di progettare, pianificare ed agevolare scelte green, per tentare di liberare l’Italia dalla piaga delle emissioni di gas serra, non è riuscito ad attuare il PiTESAI, il cosiddetto Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, che scadeva il 30 settembre.

In conseguenza a ciò, i procedimenti di autorizzazione per la prospezione e ricerca degli idrocarburi, sospesi fino a fine settembre, si sono immediatamente rimessi in moto. Questa notizia proviene da un comunicato di Legambiente, pubblicato dall’associazione il primo ottobre. Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia denunciano la grave inoperosità, o forse operosità in senso contrario, del Mite.

Le ricerca di idrocarburi contribuisce ad innalzare l’inquinamento e mette a rischio ambientale le aree in cui viene eseguita. Per fornire le autorizzazioni a trivellare, il Mite deve attendere il nulla osta VAS, la valutazione ambientale strategica.

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A questo link il comunicato di Legambiente

Ed è un paradosso che dopo la riorganizzazione del Ministero della Transizione Ecologica, nello stesso dicastero conviva sia la direzione che redige i piani che quella che deve effettuare le valutazioni ambientali.

Senza separazione dei poteri l’attività di controllo è vanificata. Commentano le associazioni: Abbiamo la netta impressione che qualcuno abbia voluto bluffare per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Come abbiamo denunciato nelle nostre Osservazioni mandate il 13 settembre al termine dei 60 giorni concessi per la consultazione, la proposta di PiTESAI, presentata con grande ritardo in VAS il 15 luglio scorso, è una scatola vuota, a malapena un ‘documento di indirizzo’ senza alcun impegno serio”.