Il mondo dei bambini di oggi sarà compromesso dalla crisi climatica: Save the Children lancia l’allarme

I cambiamenti climatici sono responsabilità dei paesi più ricchi, ma i bambini dei paesi più poveri saranno le prime vittime dell’inquinamento

bambini orfani
(pixabay)

“Dobbiamo proteggere i diritti dei bambini”, questo in sintesi si legge nel comunicato di Save the Children, dove l’associazione riferisce i risultati del rapporto ONU “Nati in crisi climatica: Perché dobbiamo agire subito”. Il report mette a confronto le condizioni atmosferiche dei nati nel 1960 con quelle dei bambini del 2020.

Gli eventi estremi che si sono verificati negli ultimi mesi testimoniano lo smottamento dell’equilibrio naturale del pianeta. E non è necessario appellarsi a teorie catastrofiste per notarlo. Oltre a maremoti, inondazioni, alluvioni e via dicendo, i bambini di oggi soffrono gli effetti del cambiamento atmosferico sotto vari aspetti.

Sono in crescita le malattie immunodepressive, le allergie e le patologie legate al sistema respiratorio, causate dall’inquinamento dell’aria e dell’acqua.

Ma c’è di più: le principali vittime della crisi climatica sono le popolazioni che producono CO2 in bassissime quantità. Nonostante l’86% delle emissioni provenga dai paesi più ricchi, i bambini che vivono negli stati a basso e medio reddito subiscono i maggiori impatti negativi dell’inquinamento. Questo in parte a causa delle fatiscenti infrastrutture di alcuni paesi, ed in parte perché, come è consuetudine, i “rifiuti” più inquinanti vengono spediti nei luoghi più poveri del pianeta.

Ma dal report Onu emerge un filo di speranza. Non è ancora tutto perduto. Si può invertire questa rotta nefasta innanzitutto cercando di mantenere l’impegno preso negli Accordi di Parigi, ovvero l’1,5° come tetto massimo di innalzamento della temperatura terrestre dal 1900.

Ma per fare ciò ci vuole uno sforzo integrato da parte delle nazioni maggiormente responsabili della crisi climatica, sforzo che deve scavalcare le parole per lasciare il posto ai fatti, anche chiedendo ai propri cittadini rinunce “impopolari”.

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A questo link il comunicato di Save the Children del 27 settembre

Conclude Inger Ashing, CEO di Save the Children International: “La crisi climatica è di fatto una crisi dei diritti dei bambini, e l’azione sul cambiamento climatico non è solo un obbligo morale, ma anche un obbligo legale per i governi di agire nel migliore interesse dei bambini. Possiamo ribaltare la situazione, ma dobbiamo ascoltare i bambini e passare all’azione per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi e dare molta più speranza ai bambini che non sono ancora nati”.