“Non possiamo permettere al potere di decidere cosa sia la speranza”, il discorso di Greta Thunberg alla PreCop26 di Milano

Greta Thunberg ha partecipato a “Youth4Climate”, un convegno di giovani per proporre soluzioni da portare al Cop 26 di Glasgow

greta thunberg
(Facebook)

“Dai leader mondiali sentiamo solo parole, bla bla bla. Le emissioni continuano ad aumentare. Possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche. E dato che non abbiamo soluzioni tecnologiche, vuol dire che dovremo cambiare noi”.

Così Greta Thunberg ha aperto Youth4Climate, convegno di giovani sul clima organizzato dal governo italiano in vista della “Cop26”, conferenza annuale dell’Onu in programma a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre. Ai microfoni dell’Ansa la giovane attivista risponde alle domande con la determinazione e la sicurezza tipica dei giovani che sono accesi dalle passioni politiche. Al Centro Congressi di Milano quattrocento giovani, due per ciascuno dei 197 paesi dell’Onu, hanno discusso con gli esperti, sviscerando tutti gli aspetti della crisi climatica.

Vanessa Nakate, attivista ugandese: “L’Africa soffre i danni maggiori della crisi climatica, nonostante questo continente emetta solo il 3% dei gas serra. Occorre dare più finanziamenti, oltre a quelli già promessi al 2020 e mai dati”. Se si cerca una matrice comune negli interventi dei giovani rappresentanti, senza dubbio è la necessità di agire. I giovani sono stanchi di sentire solo parole o promesse, buone per chi desidera il “contentino” per andare avanti, vogliono toccare con mano il cambiamento. I governi dovrebbero prendersi le responsabilità delle dichiarazioni e degli intenti.

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Conclude Greta: “La crisi climatica è sintomo di una crisi di più ampio respiro, la crisi sociale della ineguaglianza, che viene dal colonialismo. Una crisi che nasce dall’idea che alcune persone valgono più di altre. I nostri leader non agiscono volutamente, e questo è un tradimento. Non possono dire che lo fanno, perché continuano ad aprire miniere di carbone e a sfruttare giacimenti, senza aumentare i fondi ai paesi vulnerabili. Selezionano giovani come noi facendo finta di ascoltarci, ma non è vero. Non ci hanno mai ascoltati”.

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