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Leonardo Di Caprio investe e crede nel futuro della carne coltivata

Leonardo DiCaprio, noto per le sue posizioni ambientaliste, ha di recente deciso di investire una cifra non ancora resa nota in due startup, una israeliana e una olandese, che stanno sperimentando la carne coltivata a partire da cellule modificate di giovani manzi

Getty Images

Leonardo DiCaprio, attore e ambasciatore per la lotta al cambiamento climatico, ha deciso di investire in due società che stanno portando avanti la ricerca sulla carne coltivata, alternativa meno inquinante e più eticamente valida agli allevamenti intensivi.

La cifra che la star ha deciso di investire non è stata al momento resa nota ma le due società, l’israeliana Aleph Farms e l’olandese Mosa Meat, hanno già dimostrato di essere in grado di produrre hamburger e bistecche. La carne coltivata potrebbe essere una valida alternativa agli allevamenti intensivi che sono tra le cause principali del rilascio di gas serra nell’atmosfera.

Leonardo DiCaprio, il futuro è la carne coltivata

Pixabay

Secondo l’attore ambientalista “uno dei modi più efficaci per combattere la crisi climatica è trasformare il nostro sistema alimentare”, appunto per questo motivo DiCaprio ha deciso quindi di investire in queste due società il cui scopo è quello di riuscire a trovare un sistema alternativo agli allevamenti intensivi, atroci sotto tutti i punti di vista, per soddisfare la richiesta globale di carne di manzo, “sono molto contento di unirmi a loro come advisor e investitore, mentre si preparano a presentare la carne coltivata ai consumatori”.

Queste invece le parole di Didier Toubia, co-fondatore e CEO di Aleph Farms:come ambientalista impegnato, accogliamo Leonardo DiCaprio nel nostro advisory board e nella nostra famiglia di investitori di fascia top. Il nostro team si impegna a migliorare la sostenibilità dei nostri sistemi alimentari globali e siamo entusiasti all’idea di avere Leo che condivide la nostra visione”.

Per quanto a noi possa sembrare assurdo coltivare la carne in laboratorio si tratta in realtà di qualcosa che potrebbe impattare in meglio la salute globale. Anche perché il consumo globale di carne entro il 2050 è previsto in crescita tra il 40 e fino al 70% ed è quindi sempre più necessario trovare metodi che abbiano un impatto ambientale minore. La carne coltivata sarebbe poi anche eticamente ammissibile per vegetariani e vegani perché prodotta senza infierire sugli animali e senza utilizzarli come oggetti.

Altri punti a favore della carne coltivata sono la possibilità di produrre cibo per un maggior numero di persone senza aumentare le missioni, e quindi senza gravare ulteriormente sull’ambiente. Secondo uno studio, la carne coltivata potrebbe riuscire a ridurre l’inquinamento atmosferico fino al 93% sfruttando in pratica il 95% in meno del suolo attualmente utilizzato e anche il 78% di acqua in meno.

Riducendo le aree destinate all’allevamento e alla produzione dei mangimi per gli animali degli allevamenti aiuterebbe anche gli ambienti naturali a ritrovare il loro equilibrio. Il procedimento con cui, per esempio, l’israeliana Aleph Farms produce la sua carne è poi assolutamente sterile il che significa che la carne non ha bisogno di essere trattata in alcun modo con antibiotici in quanto viene prodotta direttamente in un laboratorio, in camere di coltura che ricordano i fermentatori con cui si fa la birra.

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Al centro della carne coltivata ci sono delle cellule che si trovano naturalmente nel tessuto muscolare animale e che sono quelle responsabili della crescita del muscolo: opportunamente stimolate queste cellule si trasformano in tessuto muscolare e quindi in carne commestibile.

Potrebbe non volerci molto prima di vedere la carne coltivata in vendita, la domanda è: quanto ci vorrà prima che il consumatore medio si convinca a mangiarla?

Pubblicato da
Valeria Poropat