Quanto sono trasparenti le attività di lobbying nell’industria alimentare? Molto poco secondo Feed The Truth

Un associazione no-profit americana ha conferito un punteggio alle più famose multinazionali del mondo sulla base delle loro politiche di trasparenza nell’elargire donazioni e svolgere attività di lobbying

Manipolano l’informazione e il sistema politico a loro vantaggio, sfruttando l’enorme influenza acquisita grazie al loro business per sottrarsi alla trasparenza richiesta dai governi in merito alle loro attività produttive.

Impietoso il giudizio che l’associazione no-profit Feed The Truth ha riservato ad alcune multinazionali del calibro di Nestlè, Coca-Cola e Pepsi.

L’organizzazione si è occupata come ogni anno di redigere una classifica che si propone di misurare il grado di trasparenza con cui queste aziende conducono la loro attività di lobbying. Tante, oltre a quelle già citate, le multinazionali prese in esame nel report: ADM, Bunge, Cargill, Coca-Cola Company, JBS, Mars, Nestle, PepsiCo, Inc., Tyson Foods e Unilever”. Le considerazioni che questa nuova ricerca permette di trarre non hanno nulla di sconvolgente, e anzi si limitano semplicemente a confermare come le multinazionali tendono più che altro a millantare una trasparenza circa le loro politiche aziendali e la qualità dei prodotti che in realtà non hanno. L’unico scopo sembra invece quello di fare profitto. Un punto questo, su cui insiste molto Lucy Martinez Sullivan che ricopre il ruolo di direttore esecutivo di Feed The Truth. Nel commentare la ricerca, la donna ha infatti spiegato che ci troviamo di fronte a una vera e propria “resa dei conti” per tutte le aziende coinvolte nello studio. È un dato di fatto, nuovamente confermato da quest’ultimo report, che queste tendano ad esercitare una pressione indebita sia sul sistema alimentare mondiale, ma più in generale sui sistemi democratici delle nazioni in cui operano. E secondo Sullivan, prendere atto dei risultati di questa ricerca significa in primo luogo essere consapevoli che vi è un assoluto bisogno di una “rivoluzione della trasparenza sul tema: è categorico che il pubblico, figuriamoci gli investitori, debba sapere come il Big Food utilizza le attività di lobbying, le donazioni di campagne, le ricerche finanziate dalle aziende e i gruppi di facciata per prendere le decisioni su tutto, dal cibo che viene prodotto a ciò che i nostri figli mangiano a scuola”.

Il report realizzato dall’associazione no-profit aveva lo scopo di assegnare un punteggio, da 0 a 100, per certificare e misurare la trasparenza di queste multinazionali nell’erogazione di donazioni ad enti privati e più in generale, su come conducono le loro campagne di lobbyng: nessuna di queste ha superato i 40 punti. Alla Coca Cola Company è stato ad esempio assegnato un punteggio di 38 su 100, ancora peggio la Nestlè che ha totalizzato 18 su 100. Risultati che devono necessariamente mettere in allarme la popolazione e la politica mondiale in quanto parliamo di veri e propri colossi che negli ultimi decenni hanno acquisito un potere e un’influenza che va molto oltre la loro area commerciale, finendo in ultima istanza con l’ingannare i consumatori. Nello studio si legge infatti come questa accertata mancanza di trasparenza nelle promozioni pubblicitarie e nelle attività di lobbying evidenzia come “le aziende possono venderci un’immagine rispettosa della famiglia, dei lavoratori e dell’ambiente anche se spendono molto per bloccare le politiche che migliorerebbero la salute pubblica, ridurrebbero la disuguaglianza e la povertà e contribuirebbero a prevenire la crisi climatica”

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Nella ricerca, il team si è preoccupato di dividere le donazioni fatte da questi colossi in quattro categorie: contributi politici, alle associazioni di categoria, scientifici e di lobbying. Ed emerge ad esempio come alcune donazioni di questa imprese abbiano avuto finalità esclusivamente commerciali.

L’esempio più eclatante è forse quella Coca Cola che nonostante sia attualmente considerata dalla comunità scientifica come l’azienda che più contribuisce all’inquinamento di plastica nel mondo, ha comunque fatto diverse donazioni all’associazione ambientalista Nature Conservancy.