Decreto Sostegni, proroga blocco licenziamenti. L’ira di Confindustria

La proroga del blocco dei licenziamenti introdotta dal Decreto Sostegni Bis sta suscitando non poche polemiche. In particolare gli imprenditori di Confindustria non ci stanno.

Opportunità lavoro
Pixabay

Il Governo ormai diversi mesi fa ha introdotto il blocco dei licenziamenti per garantire un minimo di stabilità alle famiglie italiane alle prese con la grave crisi economica strettamente legata a quella finanziaria. Tantissimi gli imprenditori che, a causa del crollo degli incassi, sono stati costretti a licenziare e o a ridurre il personale delle proprie attività.

Proprio per evitare che la situazione d’emergenza che sta vivendo il nostro paese potesse ricadere direttamente sulle famiglie, che il Governo ha voluto l’ennesima proroga del blocco dei licenziamenti. Questa volta, però, la replica degli imprenditori di Confindustria è stata molto dura. Questi ultimi, infatti, hanno attaccato il Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Leggi anche: Avanti un altro, quanto guadagna Laura Cremaschi? Svelato il cachet

Blocco dei licenziamenti: l’ira di Confindustria

Bonus lavoro donne
Lavoro d’ufficio (Pixabay)

Le associazioni territoriali di Confindustria si scagliano contro il ministro del Lavoro Andrea Orlando e la sua proposta di proroga del blocco dei licenziamenti in arrivo con il decreto Sostegni bis. Il motivo di tale atteggiamento è legato alla situazione di incertezza che questa proroga porterebbe al nostro paese.

Non a caso le associazione di Confindustria fanno appello direttamente al Presidente del Consiglio “Draghi per la sua competenza, affidabilità e coerenza affinché trovi una soluzione nell’interesse di tutti gli italiani, per una vera ripresa economica e sociale“.

Leggi anche: Elettra Lamborghini lascia la tv: ecco cosa farà dopo l’Isola dei Famosi

Una posizione quella di Confindustria che ha suscitato non poche perplessità e polemiche. I segretari generali Alessandro Pagano (Cgil Lombardia), Pier Massimo Pozzi (Cgil Piemonte), Christian Ferrari (Cgil Veneto) e Luigi Giove (Cgil Emilia Romagna) replicano ai presidenti di Confindustria delle regioni del nord, che chiedono certezze prima licenziare.