Attenzione alle “truffe del catalogo”: mai firmare senza leggere

La pandemia ha spostato molti meccanismi di truffa online ma ne esistono alcune, fatte di persona, che ancora resistono. Le truffe del catalogo sono tra quelle più subdole e non colpiscono, come si potrebbe pensare, solo gli anziani sprovveduti.

Attenzione alle "truffe del catalogo": mai firmare senza leggere
Attenzione alle “truffe del catalogo”: mai firmare senza leggere (foto: pixabay)

Qualcuno che si presenta alla porta con il catalogo di un nuovo esercizio commerciale con prezzi concorrenziali. Questo è l’incipit delle cosiddette truffe del catalogo, in cui ignari cittadini si ritrovano poi a firmare non una ricevuta per il catalogo ma contratti che li costringono ad acquistare e a pagare migliaia di euro di oggetti che non vogliono.

Attenzione quindi a ciò che si firma, soprattutto quando si ricevono visite a domicilio di persone che non si sono preventivamente identificate. Se si apre la porta, è poi sempre bene non firmare mai senza leggere anche se ci viene detto che è semplicemente una ricevuta da mostrare in azienda per comprovare i cataloghi distribuiti.

Leggi anche: Bonus stagionali, prorogata la scadenza per la domanda

Le truffe del catalogo: cosa si può fare se si è firmato

Attenzione alle "truffe del catalogo": mai firmare senza leggere
Attenzione alle “truffe del catalogo”: mai firmare senza leggere (foto: pixabay)

Le truffe del catalogo utilizzano per scopi illeciti il diritto di recesso che ogni consumatore può esercitare entro 14 giorni dall’apposizione della firma su un qualunque tipo di contratto. Il sistema è semplice e quindi risulta molto facile caderne vittima.

Qualcuno si presenta alla porta con un catalogo creato ad hoc nel quale vengono pubblicizzate offerte per l’apertura di un nuovo esercizio commerciale. Le offerte sono allettanti quindi si è invogliati a prendere il catalogo. Per poterselo tenere, però, la persona che ci è venuta a citofonare chiede una firma su una ricevuta che poi dovrà essere presentata in azienda per comprovare che il catalogo è stato effettivamente dato a qualcuno.

Qui scatta la truffa: quella che viene infatti proposta come la firma su una ricevuta in realtà è l’accettazione di un contratto capestro che obbliga il firmatario a sborsare migliaia di euro per acquistare oggetti che non comprerebbe mai. Una volta ottenuta la firma quello che l’azienda truffaldina deve fare è semplicemente lasciar passare i 14 giorni durante i quali il consumatore può esercitare il diritto di recesso e quindi salvarsi dal dover pagare soldi che non vuole.

Anche perché, trascorsi i fantomatici 14 giorni, a casa del malcapitato consumatore si presenterà un altro venditore che obbligherà il malcapitato a saldare il conto in base al contratto. Il venditore, per costringere a pagare, millanta anche una causa legale dato che si potrebbe configurare una inadempienza contrattuale. Per difendersi da questo tipo di truffa innanzitutto occorre controllare ciò che si sta firmando e, se si firma qualcosa, pretendere che ci venga lasciata una copia di ciò che si è firmato.

Se vediamo che chi ci ha proposto di firmare qualcosa ci lascia senza problemi una copia dei documenti su cui abbiamo apposto la firma è molto probabile che si tratti di documenti non truffaldini. Se invece ci rendiamo conto che c’è difficoltà da parte di chi è entrato in casa nostra nel lasciarci una copia di ciò che abbiamo firmato, a quel punto pobbiamo immediatamente annullare la firma e pretendere che i documenti vengano stracciati davanti a noi.

Leggi anche: Superlega, il titolo della Juventus vola in borsa
Fondamentale è anche, se si è firmato e si scopre di aver firmato un contratto capestro, procedere all’annullamento entro i 14 giorni previsti dalla normativa. Vale la pena ricordare che, comunque, si può procedere all’annullamento del contratto e contestarlo anche passati i 14 giorni.

Non c’è, quindi, nessun obbligo a pagare se siamo stati in qualche modo indotti a credere cose non vere.