Just Eat e sindacati, trovato l’accordo: arriva il primo contratto nazionale per i riders

Dopo un lungo dialogo con i sindacati, Just Eat ha deciso di inquadrare i rider come lavoratori dipendenti.

 

Paga secondo i minimi contrattuali e non in base alle consegne.

il Tfr, la previdenza, infortunio, maternità o paternità, ferie, orario di lavoro minimo, festivi e notturni, e rimborso spese per l’uso del mezzo proprio: questi sono i diritti per troppo tempo negati e che adesso iniziano ad essere lentamente, al termine di trattative che vanno avanti da anni, ad essere riconosciuti ai rider o ciclo-fattorini.

Diritti guadagnati nel solco di un importante (a tratti estenuante) dialogo tra Just Eat Italia e sindacati, ad oggi siglato con un’intesa che inquadra i ciclo-fattorini come lavoratori dipendenti secondo il contratto nazionale della logistica, trasporto, merci e spedizioni.

L’eccezionalità dell’evento risiede in primo luogo nella sua singolarità: l’accordo nazionale tra Just Eat e i riders sui contratti può infatti rappresentare un volano per futuri cambiamenti per l’intero settore. Inoltre, l’azienda del deliveroo promette l’assunzione di 4000 persone entro l’anno. 

Si tratta di un’intesa “frutto di un lungo confronto tra le parti”, affermano Cgil, Cisl, Uil, che “restituisce la giusta dignità all’attività di questi lavoratori e di queste lavoratrici, affermando diritti ed eque tutele contrattuali”.

L’esito di un percorso lungo tra proteste e decisioni istituzionali. Infatti la condizione di lavoro dei rider era stata posta al vaglio dal procuratore di Milano, Francesco Greco: a fine febbraio dichiarò che erano 60.000 i rider dei delivery food che dovevano essere regolarizzati secondo un idoneo inquadramento retributivo così suddivisi: 28.836 per Foodinho-Glovo; 8.523 per Uber Eats; 3.642 per Just Eat; 19.510 per Deliveroo. L’indagine ha portato anche a rilevare sanzioni, secondo la legge 81, per 733 milioni di euro alle multinazionali del delivery.

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Non è mancata la protesta in piazza dei ciclo-fattorini, il 26 marzo, che hanno chiesto anche agli utenti di non ordinare: è stato l’urlo dell’ingiustizia che finalmente trova luce. 

Certamente, la negoziazione “intensa, così come la definiscono le sigle sindacali Cisl, Cgl, e Uil, era stata già oggetto di discussione in ambiente istituzionali ma con questo accordo si mira da una parte a rispettare le specificità del lavoro dei riders con una presa di coscienza sindacale e giuridico-istituzionale, dall’altra a siglare un punto di partenza per un dialogo aperto tra le parti, in un settore fortemente in crescita.

Il country manager dell’azienda Just Eat Takeaway, Daniele Contini afferma che: “siamo soddisfatti del risultato positivo che testimonia la comune volontà di approcciare in modo costruttivo e sostenibile un settore in crescita a vantaggio di tutti gli attori di questa industry: rider in primis ma anche ristoranti e operatori come Just Eat“. 

Anche tra le parole di Davide Bertarini, responsabile del business delivery di Just Eat in Italia, risuonano termini come ascolto e comprensione: coordinate da seguire per garantire ai rider ulteriori tutele 

Infine tra i vertici della politica, il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando considera l’accordo un passo avanti verso l’attuazione di relazioni industriali normali in tutti i settori”, infatti, continua: “con la contrattazione collettiva i diritti si fanno strada”.