Twitter fa causa al Procuratore del Texas Paxton

Twitter ha deciso di fare causa al Procuratore Generale dello Stato del Texas per condotta di rappresaglia contraria alla Costituzione.

Twitter fa causa al Procuratore del Texas Paxton
Twitter fa causa al Procuratore del Texas Paxton (foto: pixabay)

Twitter porta in tribunale il Generale Ken Paxton per condotta contraria alla Costituzione. Il caso è scoppiato dopo che Paxton ha preteso da Twitter e dagli altri grandi del Tech una mole ingente di dati e di file relativi alla censura attuata contro l’ormai ex Presidente americano Trump e contro il social di destra Parler.

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Twitter e le politiche di moderazione

Twitter fa causa al Procuratore del Texas Paxton
Twitter fa causa al Procuratore del Texas Paxton (foto: pixabay)

Twitter si è trovato nell’occhio del ciclone insieme ad altri social e società quali Facebook, Google, Apple e Amazon dopo aver deciso di censurare le attività online dell’allora Presidente americano Donald Trump e del social di estrema destra Parler.

Il Generale Paxton, Procuratore Generale dello Stato del Texas, ha preteso di vedere tutti i file legati a suddette attività di censura che più di qualcuno ha definito inconsistenti.

Il social ha però risposto portando a sua volta Paxton davanti alla Corte della California accusandolo di condotta di rappresaglia e in violazione della Costituzione. Secondo il social, infatti, quello che Paxton vuole è solo infastidire la società e danneggiare Twitter e le altre società coinvolte nella richiesta.

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La società ha preso questa decisione perchè se venissero resi pubblici i file che Paxton pretende diventerebbe molto più facile aggirare le politiche di moderazione del social da parte di malintenzionati. Conoscendo come si muove effettivamente il controllo dei contenuti su Twitter sarebbe quindi più facile postare contenuti pericolosi, calibrandoli in modo da non poter essere rintracciati e scoperti.

Twitter ha anche affermato che Paxton e la Procura del Texas cercano di sanzionare un comportamento che è invece sancito e protetto dalla stessa Costituzione americana. Il Primo Emendamento, infatti, protegge la libertà di parola che si traduce anche in libertà di decidere cosa si può o meno pubblicare su una piattaforma, piattaforma che rimane un prodotto di una società privata.

Il social sostiene, infine, che Paxton ha rifiutato qualunque tentativo di mediazione, compresa un’analisi più superficiale che non avrebbe compromesso tutte le informazioni, e che quindi l’azione legale si è rivelata l’ultima spiaggia.