Telescopio spaziale ha scoperto il resto più grande di Supernova mai visto ai raggi X

Il telescopio spaziale eROSITA ha scoperto quello che è il resto di Supernova più grande mai osservato ai raggi X.

Telescopio spaziale ha scoperto il resto più grande di Supernova mai visto ai raggi X
Telescopio spaziale ha scoperto il resto più grande di Supernova mai visto ai raggi X (foto: pixabay)

È stato individuato dal telescopio spaziale eROSITA il più grande relitto di Supernova mai osservato ai raggi X. A questo resto è stato dato il nome di Hoinga. Si tratta di ciò che rimane dell’esplosione di una stella giunta alla fine del proprio ciclo vitale e copre un area di cielo grande 90 volte le dimensioni apparenti di una luna piena.

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Hoinga: il relitto spaziale di Supernova

Telescopio spaziale ha scoperto il resto più grande di Supernova mai visto ai raggi X
Telescopio spaziale ha scoperto il resto più grande di Supernova mai visto ai raggi X (foto: pixabay)

Il relitto di Supernova è stato scoperto con il telescopio spaziale e Rosita dell’Istituto Max Planck per la fisica extraterrestre. Allo studio internazionale che ha portato a questa scoperta partecipa anche il ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna Luciano Nicastro che ha dichiarato: “Il telescopio a raggi-x e Rosita è in grado di scandagliare con grande sensibilità l’intera volta celeste ogni 6 mesi, cosa che lo rende unico nel suo genere e permette di osservare oggetti e fenomeni che altri telescopi, anche più potenti, difficilmente riescono a fare”.

Per questo motivo il telescopio e Rosita è riuscito ad individuare questo gigantesco rimasuglio di esplosione stellare. Spiega ancora il ricercatore italiano che c’è ancora molto che ci sfugge nel cielo: per esempio si stima che ci siano nella nostra galassia 1200 resti di esplosioni di supernove ma al momento se ne sono riconosciuti soltanto 300. “Siamo rimasti molto sorpresi del fatto che il primo resto di Supernova se ha spuntato subito” ha dichiarato Werner Becker dell’Istituto Max Planck.

Per dare riscontro a quanto visto tramite eROSITA, gli astronomi hanno utilizzato anche le onde radio: ogni esplosione che avviene nello spazio infatti rilascia una certa quantità di onde radio che possono essere ascoltate e che permettono quindi di rintracciare e individuare i resti delle supernove.

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Con questo stesso sistema e con l’utilizzo del potentissimo telescopio, è molto probabile che il gruppo di studio riesca a identificare altri resti di esplosioni di Supernove per mappare in maniera più precisa non solo la geografia dello spazio intorno al nostro pianeta ma anche la storia.