Le etichette alimentari sono uno strumento importante per scegliere i prodotti migliori ma a volte possono nascondere insidie. Altroconsumo ha perciò proposto un patto di reciproca fiducia perché le etichette siano più chiare e veritiere.

Etichette alimentari: cosa va e cosa no

Le etichette alimentari sono il primo modo in cui il consumatore può decidere se procedere o meno con l’acquisto. Nel corso degli anni sono cambiate, soprattutto grazie ai cambiamenti apportati alla normativa che regola ciò che deve essere indicato sulle confezioni e sulle etichette. A prescindere dalla normativa, le aziende, a volte, si sono viste costrette a modificare le proprie etichette dopo essere finite sotto i riflettori proprio per informazioni solo parzialmente vere riportate. 

Etichette e Altroconsumo: un patto per la chiarezza

Altroconsumo ha quindi proposto un manifesto di sette punti perchè le etichette siano effettivamente trasparenti e di aiuto al consumatore. La prima richiesta riguarda lo spostamento della denominazione merceologica dal retro della confezione alla parte frontale, vicino alla denominazione di vendita. Secondo punto l’uso della parola “integrale”, da lasciare ai prodotti effettivamente e completamente prodotti con farina integrale. 

Altro punto riguarda i termini “naturale” e “tradizionale”, troppo spesso messi in evidenza al solo scopo di vendita e che si applicano quindi anche a prodotti industriali. Altro punto dolente: l’enfatizzazioneeccessiva di un ingrediente di pregio riportato sulla confezione anche se poi è presente in quantità minima. Per questo punto specifico, Altroconsumo chiede che la percentuale venga riportata anche in etichetta e non solo nella lista ingredienti e con la stessa dimensione di carattere usata per l’ingrediente. C’è poi la richiesta di maggior chiarezza per le diciture, proposte in più lingue ma con un carattere troppo piccolo e su sfondi che non facilitano la lettura.

Gli ultimi due punti del manifesti per le etichette alimentari trasparenti di Altroconsumo riguardano le immagini e le diciture “salutistiche”. Per le immagini esiste già una normativa secondo cui non devono essere ingannevoli ma non sembra un messaggio recepito da tutti i produttori. Per le diciture salutistiche il problema sono espressioni del tipo “senza zuccheri aggiunti”, che possono nascondere dolcificanti diversi, e il ridotto contenuto di sale dei prodotti junk food.