Quando viene a mancare il sostegno dello Stato, le banche in difficoltà si affidano al Fondo Interbancario di tutela dei depositi. Il problema è che questa pratica si ripercuote poi sui correntisti, causando l’aumento delle commissioni sui conti correnti, che è una diretta conseguenza dei tassi d’interesse negativi.

L’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ha dichiarato che nel periodo che va dal 2015 al 2018 il Fondo Interbancario ha elargito 12,2 miliardi di euro. Le spese di gestione annua del conto corrente sono lievitate del 10% nel 2018 rispetto al 2017, portandosi a 86,9 euro.

Stando a recenti analisi, nel 2019 i costi per i correntisti sono aumentati nell’ultima parte dell’anno. Da settembre 2019 a metà gennaio 2020, il costo medio annuo di un normale conto corrente per famiglie è aumentato del 4,8%, passando da 145 a 152 euro. Le banche online sono quelle che hanno aumentato tali costi, portandoli da 25 a 33 euro in media all’anno. Fineco, dal 1° febbraio, ha eliminato il suo conto a costo zero portandolo a 3,95 euro al mese. Sicuramente, tutte le rimanenti banche online si allineeranno nei prossimi mesi; quindi canoni e commissioni sono destinati ad aumentare.

Gli analisti interpellati hanno manifestato parere analogo: “La ricerca da noi condotta su tutte le banche italiane ha fatto emergere dati interessanti. Banco BPM e Banca Popolare di Sondrio hanno mostrato margini di repricing abbastanza alti. Inoltre, sempre Banca Popolare di Sondrio e Creval saranno quelle che beneficeranno dell’aumento delle commissioni con un rialzo molto consistente dell’utile per azione stimato”.

Alla luce delle analisi di cui sopra, pare chiaro come le banche cerchino di tappare i buchi di bilancio causati da minore redditività. Forse la BCE dovrebbe rivedere presto la sua politica dei tassi negativi.