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Daniel Pinto, co-presidente di JPMorgan, ha dichiarato che il consolidamento tra le banche di investimento europee appare necessario per evitare di rimanere troppo indietro rispetto alla controparti di Wall Street.  “La vera sfida è la mancanza di dimensioni”, ha dichiarato. “Dopo la crisi finanziaria, le banche europee non sono state in grado di adeguarsi al livello di leva finanziaria e regolamentazione. Per essere redditizie, l’unica strada è quella di ridurre di costi”.

Lo scorso anno, la quota delle banche europee derivante dalle consulenze tradizionali e dai ricavi dei mercati si è ridotta ai minimi storici. Ma il crescente divario è determinato dalla mancanza di consolidamento, che hanno causato alle banche del vecchio continente relativo sottodimensionamento.

Per lungo tempo, legislatori e politici hanno impedito legami su larga scala. Tuttavia, recentemente hanno mostrato l’intenzione di rimuovere gli ostacoli agli accordi transfrontalieri. Olaf Scholz, ministro delle finanze tedesco, parlò a novembre della necessità di completare l’unione bancaria europea per rafforzare il settore.

Pinto è l’ultimo dirigente ad indicare la possibilità di legami volti a sfidare il crescente dominio delle banche di Wall Street. Lo scorso anno, Axel Weber, presidente di UBS, e Tidjane Thiam, amministratore delegato del Credit Suisse, proposero la medesima cosa.

Jean-Pierre Mustier, amministratore delegato di UniCredit, in precedenza aveva dichiarato che le banche europee avevano “perso la battaglia” nel settore delle banche societarie e di investimento nei confronti dei loro rivali statunitensi; le fusioni avrebbero, però, comportato tagli dolorosi. In effetti, nel 2019, alcune banche di investimento tagliarono migliaia di posti di lavoro e rinunciarono ad alcune tipologie di business. Deutsche Bank chiuse la sua unità di vendita e negoziazione di titoli azionari e tagliò 18.000 posti di lavoro.