cena aziendale

Mancano pochi giorni a Natale. Il via vai dai centri commerciali o dai centri città è diventato frenetico. Tutti a cercare il regalo ideale per parenti e amici oppure a comprare il tipico cibo che si serve alla vigilia. Ma c’è un altro “evento” che testimonia l’imminente arrivo del periodo natalizio: le cene aziendali.

Dal punto di vista fiscale, come si inquadrano le suddette cene? Certamente non come spese di rappresentanza. L’Agenzia delle Entrate e la Cassazione affermano che tra regime di deducibilità e regime dedicato alle attività promozionali c’è una certa differenza.

Secondo la circolare 34/2009, appartenente alla legge finanziaria del 2008, queste spese sono deducibili soltanto nel periodo di imposta in cui ricadono e nel caso in cui abbiamo i giusti requisiti di congruità e inerenza.

Il decreto legge afferma che vengono considerate inerenti le spese sostenute e documentate che sono erogate a titolo gratuito di beni e servizi. Devono avere finalità promozionali o relazionali, rispondere a criteri di ragionevolezza e con l’obiettivo di generare potenzialmente benefici economici per l’impresa oppure essere coerenti con le pratiche commerciali di settore.

Rispettando la finalità promozionali, le spese hanno un limite quantitativo di deducibilità, legato ai ricavi ottenuti dall’impresa: l’1,5% sull’ammontare di massimo 10 milioni di euro, lo 0,6% su ricavi tra i 10 e i 50 milioni di euro e lo 0,4% oltre i 50 milioni di euro. Superato tale ultimo limite, la deducibilità decade.

La finalità promozionale è inoltre legata alla tipologia di partecipanti. Nella fattispecie, le cene di auguri tra dipendenti non rientrano in tale requisito. Quindi, ogni beneficio legato agli affari aziendali è assente.