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Ormai è inutile che i professionisti attendano la manovra fiscale 2020: il futuro fiscale va pianificato ora. Prima del nuovo anno, andranno pianificate strategie e opportunità per non trovarsi impreparati quando ormai la situazione fiscale sarà ben definita.

Il Parlamento sta ancora esaminando il nuovo regime forfettario, che potrebbe subire ulteriori modifiche. Il problema è che il professionista deve decidere se entrare o rimanere in questo regime in base alla situazione fiscale 2019. Se, lo scorso anno, la partenza rallentata del nuovo meccanismo fiscale aveva consentito l’applicazione del forfettario per coloro che avevano cause di incompatibilità da risolvere entro il 2019, questa volta le cose saranno diverse: per entrare e rimanere nel regime agevolato consentito dalla flat tax bisogna valutare prima alcuni elementi.

La verifica dei compensi percepiti durante l’anno è necessaria poiché, in caso di superamento della soglia dei 65.000 euro, non si potrà usufruire del regime forfettario. Quindi, è necessario quantificare le possibili entrate fino al 31 dicembre 2019, soprattutto per chi si è ormai avvicinato ai 65.000 euro. In caso, conti alla mano, la soglia verrebbe superata, la scelta più oculata sarebbe quella di rinviare, se possibile, l’incasso di una parte dei compensi.

La verifica va fatta senza considerare gli incassi che provengono dal ribaltamento dei costi nei confronti di un altro professionista. Ciò accade quando uno studio viene diviso da due professionisti in forma non associata. Il locatario e intestatario delle utenze addebita periodicamente una parte del canone di locazione e dei costi inerenti a telefono ed energia elettrica. Il Fisco, in questo caso, afferma che le somme addebitate non devono essere di natura professionale e devono essere considerate come mezzo per diminuire direttamente i costi. Quindi, il riaddabito non è una componente del reddito, ma un riduzione di costo.