Sud Dakota

Negli ultimi dieci anni è avvenuta una notevole “diaspora” di dollari dai cosiddetti paradisi fiscali a luoghi molto più discreti e meno famosi, che portano il nome di Delawere, Nevada, Wyoming e Dakota del Sud.

Questo spostamento si spiega facilmente: gli Stati Uniti ricevono tantissimi dati provenienti da tutto il mondo ma in cambio non offrono nessuna informazione fiscale. Quindi, spostare capitali all’interno di Stati più sobri di Svizzera o isole Cayman è una mossa intelligente.

Lo Stato americano più alla moda è il Sud Dakota, grazie soprattutto alle regole fiscali create appositamente per le persone molto ricche. Questo successo risale agli anni 70, epoca in cui il dissesto economico dello Stato aveva raggiunto l’apice. Come uscire dal baratro? Il governo nazionale di allora pensò di rendere soft le regole fiscali per concorrere meglio con gli stati confinanti.

Col passare del tempo, il modus operandi è andato evolvendosi, creando alla fine un sistema capace di far eludere le tasse alla clientela. Negli ultimi anni, con Unione Europea e OCSE a battagliare contro i paradisi fiscali, ossia Svizzera, Cayman, Jersey, Bahamas, ecc., le cose hanno avuto una svolta definitiva. Nevada, Wyoming e Sud Dakota, non considerati dalle due istituzioni, hanno continuato nella loro campagna fiscale a favore dei più ricchi. Grazie ai controlli a tappeto di UE e OCSE, i più scaltri e economicamente virtuosi hanno dirottato le proprie ricchezze all’interno di questi stati, senza attirare l’attenzione di nessuno.

Guardando il Sud Dakota, non si può non notare il quantitativo di ricchezza gestito dai trust statali, passati dai 53,4 miliardi di dollari del 2009 ai 355,2 miliardi di dollari del 2019.