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Per i contribuenti italiani, il 2019 sarà l’anno delle novità fiscali. Il versamento delle imposte sui redditi (IVA e Irap) è stato spostato al 30 settembre 2019, mentre Imu e Tasi vanno pagate su abitazioni diverse dalla principale, a meno che non sia di lusso ossia che rientra nelle categorie catastali A1, A8 e A9. L’obbligo di emissione della fattura elettronica è stato prorogato di due giorni, passando da 10 a 12 giorni, e sono stati anche riaperti i termine per la rottamazione ter e il saldo e stralcio (scadenza 31 luglio 2019).

Per quanto riguarda le imprese, è stato agevolato l’accesso al patent box (tassazione agevolata sui redditi generati dallo sfruttamento di proprietà intellettuali e beni immateriali) e l’Ires è stata tagliata a favore delle imprese che investono una parte degli utili nella propria attività o in nuove assunzioni. Nel 2019 è al 22,5% e scalerà ogni anno a seguire fino al 20% del 2023.

Le misure fiscali di cui sopra sono state introdotte dal Decreto Crescita, all’interno del quale è previsto anche il super ammortamento, ossia la deduzione del costo dei beni strumentali che sono stati acquistati nel periodo che va dall’1 aprile al 31 dicembre 2019. L’importo deve essere maggiore del prezzo d’acquisto del 30%. Nonostante abbia dei limiti, il super ammortamento è stato ben accettato dalle imprese, che hanno sfruttato appieno il potenziale.

Ma le novità non riguardano solo l’anno in corso. Per il 2020, è attesa la flat tax per i lavoratori dipendenti privati e pubblici, anche se non è ancora stata stabilita la configurazione definitiva. In linea generale, dovrebbe essere fissato un tetto massimo di reddito per le famiglia a cui applicare un’aliquota unica al 15%. Sul tavolo c’è anche una possibile ristrutturazione della pace fiscale, così come l’allargamento a favore delle imprese il cosiddetto saldo e stralcio.