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I contribuenti piangono, il Fisco sorride: così si può riassumere lunedì 17 giugno, giorno in cui gli italiani sono costretti a sborsare all’erario un bel po’ di soldini.

Imprese, famiglie e privati sborseranno 32,6 miliardi di euro, una stangata che non ha precedenti nella storia fiscale del Paese. Colpa anche del sistema di pagamento, ritenuto troppo contorto ed ambiguo. Non bastava quindi all’Italia essere nei primi posti in Europa in quanto a pressione fiscale: complessità e farraginosità del Fisco stanno mettendo spalle al muro anche i professionisti del settore, come commercialisti, Cad e associazioni di categoria.

La soluzione sarebbe una tassazione minore e più semplificata, eliminando decreti, leggi e circolari presenti nel sistema tributario che rendono poco appetibili l’Italia agli occhi degli investitori stranieri.

Il problema di riflesso è la difficoltà che avranno gli imprenditori dopo la vessazione finanziaria a cui verranno sottoposti nella giornata odierna. Non è un mistero che l’imprenditoria italiana vive un periodo di profonda crisi e le risorse necessarie per andare avanti scarseggiano. Intanto, gli impegni fiscali chiamano e non pagarli significherebbe entrare in una spirale ancora più stringente.

Un altro problema per le imprese sono le banche, ormai sempre più restie a concedere credito, nonostante la situazione dei crediti deteriorati sia scesa ai livelli pre-crisi.

I proprietari di immobili saranno chiamati a pagare gli acconti per Imu e Tasi riferiti al 2019. La cifra complessiva da sborsare si aggira intorno agli 11 miliardi di euro, a cui successivamente si aggiungerà il saldo, previsto a dicembre, che farà lievitare il capitale a 20,5 miliardi di euro.