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Banche e gestori patrimoniali che hanno nascosto crediti deteriorati sono stati sanzionati dai regolatori finanziari cinese. Smaltire sempre più gli npl per il presidente Xi Jinping è una priorità assoluta, visto che nel 2018 lo smaltimento ammontava a 258 miliardi di dollari.

L’agenza finanziaria della leadership cinese è chiara ormai da tempo: ridurre i crediti inesigibili onde evitare un’instabilità finanziaria e sociale di notevole portata. Mascherati sotto il nome di “prestiti speciali”, i 258 miliardi di dollari sono stati un bel colpo per banche e asset manager.

Sulla scia di quanto successo nell’anno precedente, le multe verso società che aiutano a nascondere i crediti performanti sono aumentate, con cinque grandi istituzioni coinvolte, tra cui un ramo della Industrial and Commercial Bank of China. Le altre quattro sono la Icbc, China Minsheng Bank, Tianjin Rural Commercial Bank e Shengjing Bank.

Sono ormai più di dieci gli anni in cui i piccoli istituti di credito nascondevano gli npl sotto il nome di prestiti speciali. Il risultato è stato un registrazione anomala del 20% di questi prestiti con bassi tassi di crediti deteriorati.

L’attenzione delle autorità di regolamentazione è adesso concentrata sugli asset manager. I governi locali hanno dato mandato alle società sotto la loro egida una pronta risoluzione dell’onerosa presenza di crediti inesigibili in Cina. Ma c’è un problema: in alcuni casi è stata manifestata una certa riluttanza a compiere tale lavoro di smaltimento, in altri i gestori sembrano voler nascondere la reale portate del problema.

Inoltre, durante il lavoro di controllo, le autorità hanno scoperto che alcune banche cercavano di utilizzare in fondi delle società di management per iniettare sul mercato liquidità “tossiche”, temporaneamente rimosse dai bilanci. In molti casi, i gestori conoscevano bene questo modus operandi poco pulito sui conti, con l’asset tossico successivamente ridato alla banca, previo pagamento di una percentuale.