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Il calendario fiscale 2019 è destinato ad essere riscritto dal Decreto Crescita, con semplificazioni fiscali immediate grazie alla proposta di legge approvata il 14 maggio

Appena il decreto verrà convertito in legge entro la fine di giugno, diventerà effettivo lo spostamento della scadenza dell’invio telematico della dichiarazione dei redditi e dell’Irap, che passerà dal 30 settembre al 30 novembre, e quella della dichiarazione Tasi-Imu, la quale passerà dal 30 giugno al 31 dicembre.

Voluta da tutta la maggioranza, la proroga al 30 novembre non è solo un vantaggio per i contribuenti italiani ma anche per l’amministrazione finanziaria, impegnata in questo periodo a stabilire quali siano gli strumenti utili per i nuovi indicatori sintetici di affidabilità (Isa), che di fatto dovranno sostituire gli studi di settembre.

Ad entrare nel pacchetto degli emendamenti sono stati quasi 60 correttivi che le commissioni Bilancio e Finanze esamineranno il 29 maggio, dopo le elezioni europee.

Il problema, semmai, sono i versamenti d’imposta previsti in scadenza l’1 luglio: senza il software per gli Isa, è impossibile calcolare le imposte. Per questo si sono prontamente mosse la Ungdcec (Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili) e l’Aidc (Associazione italiana dottori commercialisti), le quali chiedono una proroga dei termini in quanto in aperta violazione dei diritti dei contribuenti. In effetti, sono soltanto 51 i giorni rimasti prima della scadenza, inferiore a i 60 previsti dallo Statuto per il debutto del nuovo adempimento.

Nell’ambito delle nuove scadenze fiscali è anche presente un emendamento sul ravvedimento applicabile al versamento parziale delle imposte, ossia un’interpretazione retroattiva a vantaggio del contribuente. Inoltre, verrebbe immediatamente applicata la norma sulla richiesta dei dati già in possesso, la quale vieta all’amministrazione finanziaria di richiederli in caso di controlli documentali.