oro

Obiettivo oro per le banche centrali anche per l’anno in corso. Nel primo trimestre, sono stati accumulati circa 145,5 tonnellate di lingotti. Una tale resa non accadeva dal 2013. Da marzo 2018 a marzo 2019, le banche centrali hanno aumentato le loro riserve auree di 715,7 tonnellate, dal valore stimano di 30 miliardi di dollari.

La Russia continua a fungere da traino; tra gennaio e marzo, l’ex paese sovietico ha accumulato 55,3 tonnellate di oro, portando la sua riserva complessiva a 2.168,3 tonnellate. A ridursi, però, è la quota in dollari, scesa dal 46% del 2017 al 22% di fine 2018. Questa politica di “raccolta” da parte della banca della centrale russa è necessaria per far fronte al persistente rischio di sanzioni da parte degli USA.

Stesso discorso vale per la Cina, implicata nelle spinosa guerra dei dazi con gli Stati Uniti. L’oro accumulato dal paese nei primi tre mesi del 2019 ammonta a 33 tonnellate. Dopo nove anni d’assenza, è tornata a farsi sotto l’India. La banca centrale ha acquistato 8,4 tonnellate di oro, incrementando la sua riserva di 42 tonnellate. Che sia una manovra anti Trump, il quale ha minacciato il paese per quanto concerne gli scambi commerciali?

Altri paesi, nel primo trimestre, si sono prodigati ad acquistare oro: Colombia, Qatar ed Ecuador si sono aggiunti ai già noti Turchia e Kazakistan. Non solo l’accumulo di riserve auree ha fatto da traino per la domanda di oro: il settore degli investimenti ha visto l’aumento del 49% verso Etf e prodotti simili, maggiormente concentrato nel Regno Unito, dove le paure legate alla Brexit sono state enormemente pressanti.