Sempre più caro il costo di una casa per le famiglie italiane: dal 2012 ad oggi, IMU e TASI hanno gravato sulle loro spalle per 156 miliardi di euro. Secondo la CGIA, le due imposte hanno creato un doppio danno: da un lato hanno svuotato i portafogli dei proprietari degli immobile, dall’altro hanno causato un notevole riduzione del valore economico di capannoni, negozi e abitazioni, con una perdita del valore che è arrivata fino al 40%.

Se fino a qualche anno fa acquistare un immobile o abitazione era a tutti gli effetti un investimento, negli ultimi tempi chi possiede un seconda casa o un capannone vive un vero e proprio incubo. Il carico fiscale, dovuto da IMU, Tasi e Tari, è veramente opprimente.

Ad essere maggiormente penalizzate sono le imprese. Se da un lato l’abolizione della TASI ha fatto risparmiare ai proprietari della prima casa circa 3,5 miliardi di euro annui, dall’altro il passaggio dall’ICI all’IMU sugli immobili strumentali ha causato un prelievo fiscale di quasi il doppio: da 4,9 miliardi a 10,2 miliardi di euro in soli 8 anni.

Ma qual è la regione più cara? Stando agli ultimi dati, il maggiore prelievo IMU-TASI è in Valle d’Aosta, dove nel 2018 il gettito pro-capite è di 712 euro. La media nazionale è invece di 348 euro. A seguire, c’è la Liguria (583 euro), il Trentino Alto Adige (499 euro) e l’Emilia Romagna (436 euro).

A gongolare sono naturalmente le tesorerie dei Comuni, considerando che il gettito sugli immobili, dal 2011 al 2018, è aumentato del 114%. I Comuni nel 2011 incassarono con l’ICI 9,8 miliardi, con IMU e TASI nel 2018 21 miliardi di euro.