intesa sanpaolo

C’è chi racconta favole per far dormire sonni tranquilli, c’è chi invece spera che queste favole riescano a dare vigore alla creatività. Negli anni passati, i governi che si sono succeduti hanno optato per la prima versione, ovvero far credere ai cittadini che tutto nel comparto bancario procedeva nel migliore dei modi. Per quale motivo? Maggiormente per evitare il “bank run”, la fuga dalle banche.

Sulla stessa frequenza sembra essersi sintonizzato l’attuale ministro dell’Economia Giovanni Tria. Dalla Columbia University di New York, è intervenuto dicendo che “le banche italiane sono più solide di prima”. “I livelli dei crediti deteriorabili sono al livello pre-crisi”, ha affermato, “e lo stock npl (non-performing loans) è sceso”.

Anche se questa affermazione corrisponde alla realtà, non si può ancora stare totalmente tranquilli. L’Npe (Non performing exposures) del sistema bancario italiano è effettivamente sceso, passando dai 341 miliardi di dicembre 2015 ai 209 di settembre 2018. Lo scorso anno, lo schema Gacs sulle cartolarizzazioni ha contribuito ad un notevole volume di transazioni, il quale ammonta a 80 miliardi. Rispetto al 2017, l’incremento è stato del 40%.

A far da contraltare a questi dati positivi è la cifra utilizzata per salvare il sistema finanziario italiano: 77 miliardi di euro di aumento complessivo di capitale a pagamento effettuato dagli istituti di credito dal 2008 ad oggi. Una cifra veramente enorme e di difficile provenienza, considerando la scarsa fiducia che hanno le banche italiane sui mercati, causata da un’economia non certamente di livello.

Ma quali sono le banche italiane più solide? Secondo i dati ufficiali diramati dalla BCE, al primo posto c’è Intesa Sanpaolo, seguita da Unicredit, UBI Banca, Credem, BPER.