Nuove agevolazioni per chi assume donne nel 2026: aumentano gli sgravi contributivi previsti dal Governo per alcune categorie lavoratrici.
Con il nuovo decreto entrato in vigore il 30 aprile 2026 cambiano le regole per il bonus assunzioni dedicato alle donne. La misura era già stata prevista dal Decreto Coesione del 2024 e successivamente prorogata dal Milleproroghe, ma il recente decreto Primo Maggio ha modificato il sistema introducendo un nuovo incentivo valido per tutto il 2026.
L’obiettivo dichiarato è quello di favorire l’occupazione femminile e incentivare i datori di lavoro ad assumere lavoratrici considerate svantaggiate o disoccupate da lungo tempo.
Il nuovo bonus prevede uno sgravio contributivo totale per i datori di lavoro privati che assumono donne nel corso del 2026. Lo sconto riguarda i contributi previdenziali a carico dell’azienda, mentre restano esclusi i premi e i contributi dovuti all’Inail.
Il bonus spetta per le assunzioni a tempo indeterminato di donne senza lavoro da almeno 24 mesi. In questo caso lo sgravio può durare fino a 24 mesi.
Esistono però anche altre situazioni che permettono di ottenere l’agevolazione. Il beneficio infatti può essere riconosciuto anche alle lavoratrici disoccupate da almeno 12 mesi se appartengono a determinate categorie considerate svantaggiate.
Tra queste rientrano:
Il decreto prevede inoltre una forma ridotta dell’incentivo, valida fino a 12 mesi, anche per alcune lavoratrici prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
Lo sgravio copre il 100% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro, con un limite massimo di 650 euro al mese per ogni lavoratrice assunta.
L’importo sale fino a 800 euro mensili nel caso di lavoratrici residenti nelle regioni comprese nella Zes unica del Mezzogiorno, cioè le aree economicamente svantaggiate del Sud Italia.
Per ottenere il bonus però le aziende devono rispettare alcune condizioni precise. L’assunzione deve comportare un reale aumento del numero dei dipendenti rispetto alla media occupazionale dei dodici mesi precedenti.
Inoltre il datore di lavoro non deve aver effettuato, nei sei mesi precedenti all’assunzione, licenziamenti individuali per motivi economici o licenziamenti collettivi.
C’è poi un altro requisito importante introdotto dal decreto Primo Maggio: il trattamento economico riconosciuto ai lavoratori non deve essere inferiore a quello previsto dal cosiddetto “salario giusto”.
La misura punta quindi non soltanto ad aumentare le assunzioni femminili, ma anche a garantire condizioni lavorative considerate più stabili e tutelate.