Il nuovo decreto porta cambiamenti concreti nella vita quotidiana: documenti più semplici, meno carta da conservare e procedure digitali.
Compiere settant’anni potrebbe significare dire addio a code, appuntamenti e rinnovi continui della carta d’identità, almeno per i prossimi cinquant’anni, se la nuova proposta diventerà legge.

A parlarne è stato il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che ha inserito la misura nella bozza del nuovo decreto legato al Pnrr. Un provvedimento ampio, che tocca tanti aspetti della vita quotidiana e che punta, almeno nelle intenzioni, a semplificare davvero il rapporto tra cittadini e Stato.
Il nuovo decreto Pnrr e la corsa al 2026
Il testo, atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri, serve a garantire il raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza entro il 2026.

Dentro c’è un po’ di tutto: governance, responsabilità delle amministrazioni, rafforzamento della macchina pubblica e una forte spinta verso la digitalizzazione. L’idea di fondo è rendere le procedure meno macchinose e più veloci, sia per chi lavora nella PA sia per chi, ogni giorno, deve avere a che fare con uffici e sportelli.
Carte d’identità valide fino a 120 anni
La novità più importante riguarda la carta d’identità elettronica. Per chi ha superato i 70 anni la carta di identità sarebbe valida per cinquant’anni. In pratica, diventerebbero valide a vita, salvo il caso – decisamente raro – di superare i 120 anni di età.
Non solo: questi documenti potrebbero essere utilizzati anche per l’espatrio. Le carte rilasciate prima dell’entrata in vigore della norma invece resterebbero valide oltre i dieci anni solo come documento di riconoscimento sul territorio nazionale o nei rapporti con le pubbliche amministrazioni italiane.
Tessera elettorale: dal cartaceo al digitale
Nel pacchetto c’è anche un’altra piccola rivoluzione: la tessera elettorale digitale. Verrebbe rilasciata sulla base dei dati già presenti nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente.

I dettagli operativi saranno definiti più avanti, ma l’ipotesi è che possa confluire nell’IT-Wallet, insieme ad altri documenti personali.
Addio alle ricevute cartacee del Pos
Un’altra semplificazione riguarda pagamenti e burocrazia quotidiana. Il decreto elimina l’obbligo di conservare per dieci anni le ricevute cartacee del Pos, quelle che non sono fatture o scontrini fiscali. Una montagna di carta che, di fatto, serve solo come prova di pagamento e non ha valore contabile.
La stessa bozza riconosce che questo obbligo è spesso difficile da rispettare e poco utile, sia per le imprese sia per i cittadini. Meno carta da archiviare, meno confusione nei cassetti e un passo in più verso una gestione davvero digitale.
Piccole modifiche che però portano meno burocrazia inutile e più attenzione alla vita reale delle persone. Per molti, soprattutto dopo una certa età, non dover più rinnovare la carta d’identità potrebbe essere una di quelle semplificazioni che fanno davvero la differenza.





