Proteggere la salute e l’ambiente dalla chimica nociva e dai rifiuti elettronici: le convenzioni BRS

Le conclusioni delle Conferenze delle Parti delle Convenzioni di Basilea, Rotterdam e Stoccolma. Un passo avanti verso il cambiamento?

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Discarica (Foto PIxabay)

Nei giorni scorsi si sono concluse le lunghe sessioni delle Conferenze delle Convenzioni di Basilea, Rotterdam e Stoccolma (BRS COP). Gli ultimi tre incontri svolti nell’ultimo biennio, on line per le vicende legate alla pandemia e in presenza nei ultimi summit di Stoccolma e Ginevra, hanno raggiunto risultati importanti, ma non conclusivi. Gli obiettivi erano ambiziosi, secondo l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, United Nations Environment Programme, UNEP, con sede a Nairobi in Kenya):

Le tre riunioni della conferenza hanno rafforzato il mandato per la cooperazione internazionale con altre organizzazioni, inclusa la Convenzione di Minamata sul mercurio, a sostegno delle risoluzioni recentemente adottate dall’ United Nations Environment Assembly per forgiare un nuovo accordo internazionale giuridicamente vincolante per porre fine all’inquinamento da plastica e istituire un science policy panel per contribuire ulteriormente alla sana gestione delle sostanze chimiche e dei rifiuti e prevenire l’inquinamento“.

Nel dettaglio la 15esima riunione della Conferenza delle parti della Convenzione di Basilea (BC COP-15) ha adottato decisioni molto importanti riguardanti i rifiuti elettronici che dall’Occidente si riversano nei Paesi più poveri, in special modo in Africa. Tutti i movimenti di rifiuti elettronici pericolosi o meno devono essere soggetti al “previo consenso informato dello Stato importatore e di qualsiasi Stato di transito“.

Ciò per contrastare i traffici illegali di rifiuti inquinanti che finiscono nelle immense discariche del sud del mondo con le conseguenze facilmente immaginabili: povertà, sfruttamento del lavoro, inquinamento ambientale. Altri impegni sono stati raggiunti per la gestione delle batterie al piombo, delle plastiche, del mercurio, degli inquinanti organici persistenti e per l’adozione di tecniche di smaltimento e di incenerimento ecologicamente corrette dei rifiuti pericolosi.

La decima Conferenza delle Parti della Convenzione di Rotterdam (RC COP-10) ha discusso invece di sostanze chimiche e pesticidi prevedendo anche in questo caso un iter di previo consenso informato per le pratiche di importazione, con un elenco che assoggetterà alcune sostanze chimiche molto pericolose a tali procedure.

La decima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione di Stoccolma (SC COP-10) ha affrontato il tema della chimica in particolare riguardo ai composti utilizzati per produrre schiuma antincendio, tappeti e pentole antiaderenti. È stato sottolineato come influenzino il sistema nervoso umano, alterando lo sviluppo del cervello e la produzione dell’ormone tiroideo.

Largo spazio è stato dato all’uso di sostanze inquinanti, specialmente il rame, nei circuiti elettronici stampati (in inglese printed circuit board, PCB) esortando le parti a “intensificare i propri sforzi attuando immediatamente azioni per eliminarne l’uso nelle apparecchiature entro il 2025 e per ottenere una gestione ecologicamente corretta dei rifiuti di PCB pertinenti entro il 2028″.

Anche l’uso del DDT come strumento di controllo del vettore della malaria è stato discusso, invitando le parti ad un graduale abbandono del suo utilizzo entro il 2030 in considerazione della sua tossicità. Se gli obiettivi e i risultati raggiunti dalla discussione nelle tre Conferenze sono stati notevoli, più problematico e difficile il consenso generale tra le parti riunite.

Le opposizioni a decisioni vincolanti sono state consistenti. A Rotterdam, ad esempio, alcuni delegati hanno espresso il loro disaccordo perché, molte motivazioni emerse per elencare le sostanze nocive da controllare non rientravano nell’ambito della convenzione stessa. Dunque nonostante gli sforzi degli organismi internazionali le resistenze ad un controllo condiviso e responsabile in senso ecologico di rifiuti e sostanze chimiche velenose restano forti.

Emergono ancora interessi divergenti tra i singoli Paesi, che si contrappongo alle decisioni prese a livello di organizzazioni sovranazionali e che rendono difficile, se non impossibile, l’applicazione di norme vincolanti nella produzione, nel commercio, nello smaltimento di rifiuti e composti chimici nocivi. Interessi che si contrappongono di fatto all’applicazione delle misure necessarie ad affrontare l’attuale crisi ecologica globale.