Save The Children, ancora troppi stereotipi di genere nell’istruzione STEM

La cosiddetta istruzione STEM raccoglie tutti gli insegnamenti e le discipline scientifico-tecnologiche e la nuova analisi condotta da Save The Children si è concentrata proprio nel cercare di individuare tutti i possibili fattori che impediscono ai ragazzi e alle ragazze in povertà educativa di scegliere un percorso di studio e una carriera in questo ambito specifico

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Ancora troppi stereotipi di genere sulle discipline STEM (foto Unsplash)

Purtroppo ciò che emerge dall’analisi pubblicata dall’associazione per i diritti dei bambini lo scorso 25 maggio è che c’è ancora una impalcatura di stereotipi di genere e convenzioni sociali che impediscono ai ragazzi e alle ragazze di scegliere in totale libertà e seguendo le proprie inclinazioni.

Un aspetto importante dello studio condotto da Save The Children è lo spazio dato a ciò che pensano gli educatori e le educatrici riguardo questo specifico ambito. Le scelte lavorative e di studio che i ragazzi e le ragazze compiono sono importanti perchè rappresentano un segnale di quanta strada occorra fare per dare un futuro veramente aperto a 360° alle nuove generazioni.

Nella sintesi che si trova nelle pagine di apertura del report si legge che innanzitutto “la povertà educativa rappresenta un limite per il diritto all’istruzione” senza distinzione tra bambini e bambine a cui viene negata la possibilità “di apprendere e sviluppare le competenze tecniche e umane richieste per avere successo in un mondo del lavoro in rapido cambiamento“. Non possiamo negare che il nostro futuro come nazione, ma anche come genere umano, è in un utilizzo consapevole della tecnologia, che risulta strumento indispensabile in un numero sempre più alto di attività lavorative e non solo.

Ma, e sono sempre i dati raccolti da Save the Children a dimostrarlo, i bambini sono avvantaggiati rispetto alle bambine. Dalle interviste svolte ai 62 partecipanti totali al report emerge una chiara distinzione in base al genere per quelli che sono i compiti dei genitori, una distinzione che si riverbera anche nei consigli e quindi anche nelle scelte che ragazzi e ragazze compiono nel loro percorso educativo e professionale.

Interessante è l’opinione degli educatori e delle educatrici che sono state coinvolte e coinvolti e che ritengono che queste scelte stereotipate in base al genere vengano in realtà innescate dai modelli sociali che i ragazzi e le ragazze vedono in casa.

Dunque, il background economico delle famiglie, in cui per esempio il padre si occupa di lavorare fuori casa magari a un salario minimo mentre la madre ha il compito di seguire i figli, e gli stereotipi di genere innescano un meccanismo in cui non soltanto i giovani ma anche gli adulti non riescono a vedere le possibilità date da una istruzione di livello superiore.

Il secondo ordine di problemi deriva dalla situazione economica di povertà più o meno marcata in cui una parte della popolazione verte e che contribuisce ulteriormente a ridurre l’orizzonte delle nuove generazioni.

Le ragazze risultano particolarmente penalizzate dato che, proprio a causa del modello familiare che viene reiterato e degli stereotipi, a loro viene più spesso consigliata una carriera lavorativa nei settori più facilmente identificabili con una figura femminile, perdendo così possibilità lavorative in un futuro in cui invece l’ambito STEM crescerà esponenzialmente.

Un’espressione che viene più volte ripetuta all’interno dello studio pubblicato da Save the Children è a nostro avviso particolarmente illuminante per comprendere la portata e l’importanza di scardinare gli stereotipi di genere affinché a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze a prescindere dal proprio background economico e sociale vengono date le stesse possibilità: “segregazione di genere“.

Passando ai dati specifici, prendendo come riferimento gli anni che vanno dal 2004 al 2014 si nota in Italia e in Europa una leggera crescita nel numero delle presenze femminili nei settori STEM ma la tendenza generale è comunque quella di una percentuale spropositatamente bassa di donne nei settori STEM e ICT rispetto agli uomini e, di contro, una presenza molto bassa di lavoratori negli ambiti relativi all’insegnamento e alla cura della persona.

Solo 29 professionisti su 100 nel settore scientifico e ingegneristico sono donne e solo 19 professionisti ICT su 100 sono donne mentre ci sono solo 22 insegnanti su 100 che sono uomini e 11 lavoratori uomini nell’ambito della cultura della persona ogni 100 impiegati.

La mancanza di donne che scelgono la carriera scientifica proviene proprio dal perdurare degli stereotipi di genere: “Le ragazze e le donne tendono a sottostimare le proprie capacità e il proprio rendimento, e questo ha effetto sulla motivazione di perseguire percorsi di studio e lavoro in ambito STEM, così come circa le aspettative in termini di sviluppo professionale e retribuzione.

Il settore delle discipline STEM è comunemente considerato discriminatorio verso le donne (c.d. “soffitto di cristallo”, segregazione verticale), oltre che molto esigente in termini di competenze e tempo da dedicare al lavoro, e questa percezione può influire sull’educazione e le scelte professionali delle ragazze“. Se infatti si continua a reiterare l’idea che le donne debbano essere le uniche a doversi occupare della famiglia è chiaro che perseguire gli studi scientifici diventa (secondo sempre questi stereotipi) una scelta coraggiosa, anticonformista, impropria, per poche.

Ma quando occorre intervenire? Nel report di Save the Children si fa riferimento ad uno studio che dimostra come in realtà già a partire dai cinque anni bambini e bambine iniziano ad associare alcune idee a generi specifici: i maschi sono molto intelligenti e bravi e le femmine belle.

Questo tipo di associazione ne genera un’altra, ovvero l’idea che essendo i bambini maschi bravi possono portare a termine compiti e giochi più complessi mentre le bambine che non percepiscono di essere o di dover essere brave tenderanno ad abbandonare quel genere di compito o di gioco.

Si tratta dunque fondamentalmente di un problema di educazione alla percezione del sè e di un mancato sviluppo della fiducia nelle proprie capacità, una caratteristica che è alla base di qualunque traguardo si vuole raggiungere. Combattere lo stereotipo di genere nell’educazione superiore e nel mondo del lavoro significa creare fin da subito un ambiente per cui non ci sono cose da maschi e cose da femmine e in cui ognun componente della famiglia e della società vive in una condizione di dignità personale e lavorativa.