Gas ed energia nucleare ancora nella Tassonomia verde europea, la denuncia di Greenpeace Francia

Un rapporto di Greenpeace Francia porta alla luce come la dipendenza dall’energia russa sia difficilmente ovviabile se non si eliminano gas e nucleare dalla finanza verde europea

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Tassonomia verde (Foto Adobe)

La tassonomia verde è un lavoro che la Comunità europea sta portando avanti da oltre 4 anni. Si tratta dell’elenco e della definizione delle attività che possono essere etichettate con il bollino verde nel settore finanziario. Ma come si decidono gli investimenti sostenibili? La Commissione europea ha stabilito dei criteri ben precisi, anche se i lavori non sono ancora terminati. Grandi discussioni ancora in corso riguardano il contrassegno di ecosostenibile per l’energia nucleare e per il gas.

Greenpeace Francia ha condotto un’indagine accurata in tal senso. Ed ha svelato come i giganti dell’energia russi – Gazprom e Lukoil per gli idrocarburi e l’azienda nucleare di stato Rosatom – abbiano sostanzialmente influenzato la tassonomia verde europea negli scorsi anni. Da marzo 2018, cioè da quando sono iniziati i lavori per la finanza sostenibile al livello europeo, le aziende sopracitate hanno incontrato almeno 18 volte i commissari europei ed i rappresentanti della Commissione verde.

I contenuti degli incontri rimangono supposizioni, ma dall’inchiesta emerge chiaramente come la Russia sarebbe il maggior beneficiario dell’inclusione di gas e nucleare nella lista verde, con un giro di affari che potrebbe far guadagnare allo Stato ex sovietico 32 miliardi di euro entro il 2030. Da queste premesse è lecito chiedersi come la Commissione europea possa sanzionarlo finanziariamente. La dipendenza dall’energia russa in questi ultimi anni non ha fatto che aumentare.

Ariadna Rodrigo di Greenpeace UE sottolinea che “Gazprom, Rosatom e Lukoil hanno organizzato una campagna per far sì che il gas e il nucleare ottenessero l’etichetta di sostenibilità dell’UE, rafforzando il potere geopolitico di Putin e rendendo l’Europa più dipendente dall’energia russa per i decenni a venire”. E questo, a parere dell’attivista – e di chi scrive – non fa altro che ribadire come la questione ambientale ed energetica sia strettamente collegata con i diritti umani.

Ora la Commissione europea si trova in un cul de sac, da cui sarà difficile uscire. Il suo piano RePowerEU per liberarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia dovrebbe essere rivelato a breve. Tuttavia è opinione condivisa che se non verranno esclusi gas e nucleare dagli investimenti verdi, la lotta per salvaguardare i diritti umani delle vittime del conflitto non potrà che rimanere confinata nelle buone intenzioni.