Caro prezzi, appello Altroconsumo: “Evitare fenomeni speculativi”

L’indagine di Altroconsumo sull’aumento esponenziale dei prezzi alimentari si accompagna ad una riflessione sulle cause

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Caro prezzi (Foto Unsplash)

Come è già successo in tempi molto recenti per la pandemia, ed in passato per altri eventi di eco mondiale, anche la guerra è diventata l’imputata principale per qualunque fenomeno sociale ed economico negativo. Il che fa da alibi a politiche economiche molto più complesse, e viziata già in tempi precedenti. Il settore alimentare della grande distribuzione sta risentendo di visibili aumenti di prezzi che ricadono inesorabilmente sul consumatore finale.

In questo meccanismo spietato purtroppo è noto come la prima e l’ultima maglia della filiera siano le più svantaggiate. Stiamo parlando dei piccoli produttori, a cui le grandi catene di supermercati tentano di spuntare prezzi sempre più al ribasso, e dei consumatori, che abbagliati dagli scaffali delle offerte e del sottoprezzo non si accorgono di quanto in realtà la spesa sia tutt’altro che conveniente.

Ed a togliere il velo di Maya ci sono le ricerche e le statistiche, portate avanti da istituti pubblici, privati e da associazioni competenti in materia. Altroconsumo ha di recente condotto un’indagine sul caro prezzi alimentari, per mettere in evidenza i prodotti il cui costo è maggiormente aumentato, ed allo stesso tempo sottolinearne le cause.

E ne consegue che non tutto è guerra. Ad esempio, il prezzo della farina 00 e della pasta di semola aveva subito un rincaro del 17% già nell’ultimo anno. E questo trend era in ascesa prima del conflitto. Il frumento duro, materia prima per la pasta, è scarseggiato in conseguenza ai cattivi raccolti canadesi, da cui proviene. Le cause sono da ricercare in questo caso nei cambiamenti climatici e nell’aumento del costo dell’energia necessario per l’esportazione.

Discorso simile per l’olio extravergine di oliva, che “risente più delle strategie delle catene distributive che dei costi alla produzione”. In queste oscillazioni di prezzo, che secondo l’indagine hanno portato ad un aumento dell’11% in un anno, sono responsabili principalmente le politiche delle industrie e le distribuzioni.

E questo discorso si potrebbe replicare anche per altri prodotti, che per necessità di concisione vengono omessi da questo elenco. Ma ciò che emerge chiaramente è che la distribuzione alimentare globalizzata, dominata dai trattati commerciali internazionali e dalle grandi catene, si basa su presupposti distorti e lontani da una logica di consumo e produzione locale, a cui si contrappone il Km0. Ed a farne le spese sono i consumatori finali, per non parlare dell’ambiente, ulteriormente compromesso dai trasporti su strada dell’import-export.

Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo, ribadisce che “la guerra in Ucraina ha sicuramente impattato, ma come emerge chiaramente dalla nostra analisi, gli aumenti sono stati registrati già da prima e gli effetti sono più incisivi rispetto a quelli che giustificherebbe il solo conflitto. Per questa ragione, auspichiamo che vi sia massima vigilanza da parte delle Autorità per evitare fenomeni speculativi, già sotto osservazione anche in altri ambiti”.

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Per quanto riguarda l’olio di semi di girasole, il rincaro ed il difetto di approvvigionamento dipende strettamente dal conflitto. L’Ucraina è responsabile del 50% delle esportazioni di semi di girasole e del 47% dell’olio (Fonte: Ismea). Tuttavia il prezzo, aumentato del 43% in un anno era in crescita già prima. In definitiva il caro prezzi è tangibile, e rischia di impoverire ulteriormente la parte della cittadinanza più debole.

Conclude Federico Cavallo: “I consumatori si trovano oggi a fronteggiare una vera e propria “tempesta perfetta”, nella quale rincari su energia, carburanti e alimentari si sommano e finiscono per impattare gravemente specie sulle fasce a medio e basso reddito, già impoverite nell’ultimo anno. Crediamo che di fronte a una simile emergenza vadano rifinanziati con risorse aggiuntive i “bonus spesa” per le fasce più bisognose e venga estesa la platea dei beneficiari, alzando la soglia Isee a 20.000 euro, assicurandosi, peraltro, che il meccanismo di erogazione sia efficace nel garantire questo importante supporto alle persone”.