WWF lancia l’allarme sulle microplastiche nel Mediterraneo

Sul sito ufficiale di WWF Italia è stato pubblicato un comunicato relativo al nuovo Report dal titolo “Inquinamento da plastica negli oceani. Impatti su specie, biodiversità ed ecosistemi marini” e che quindi si concentra sull’impatto dell’inquinamento da plastica e microplastiche sugli ambienti i marini con un focus sul Mar Mediterraneo

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I risultati pubblicati nel report sono allarmanti e raccolgono i dati di oltre 2000 studi fornendo quindi un quadro disarmante su ciò che stiamo facendo al pianeta che chiamiamo casa. Un dato deve far riflettere più di altri ed è quello che riguarda le previsioni da qui al 2050. Nel comunicato si legge infatti che se anche smettessimo completamente di disperdere plastica in natura ci sarebbe l’effetto “coda lunga” delle microplastiche la cui concentrazione nel 2050 rimarrebbe doppia rispetto a quella attuale, che risulta già eccessiva.

E tra i luoghi del mondo più inquinati c’è il Mar Mediterraneo. Una recente analisi riportata sempre da WWF Italia parla di 229mila tonnellate di plastica che ogni anno finiscono del nostro mare e oltre la metà di questa quantità immonda di plastica è prodotta da soli tre Paesi: Egitto, Italia e Turchia. Un dato che si lega ad un altro e che riguarda le città più inquinanti in assoluto tra quelle che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. In cima a questa triste classifica c’è Roma e altre quattro città italiane si trovano tra le prime 10: Milano, Torino, Palermo e Genova.

Ma da dove viene tutta questa plastica che viene immessa in mare? Come indicato dal report le attività più inquinanti sono quelle costiere insieme ad una gestione inefficiente dei rifiuti, che peggiora ulteriormente nel periodo estivo a causa dell’aumento dei flussi turistici e delle relative attività ricreative“, a cui si aggiungono poi tutte le attività legate al mare come per esempio la pesca, l’acquacoltura e la navigazione.

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Pesano come macigni in particolare le parole di Eva Alessi, responsabile sostenibilità di WWF Italia che chiarisce: “Tutti i dati suggeriscono che la contaminazione da plastica dell’oceano sia irreversibile. Agire a monte dell’inquinamento da plastica è molto più efficace che ripulire in seguito. Solo agendo ora all’unisono i governi, il mondo produttivo e la società potranno limitare la crisi planetaria della plastica“.

Siamo quindi di fronte ad una crisi planetaria con il Mediterraneo che sta staccando un biglietto per la prima fila di un’ecatombe che rischia di coinvolgerci non come nazione ma come specie.