Reddito di cittadinanza, scattano le assunzioni: da dove si inizia

A Reggio Emilia il Reddito di Cittadinanza dà il via alla fase di assunzioni. Al servizio della ripresa tra Comune e sanità locale

disoccupazione lavoro
(pixabay)

Il Covid, dobbiamo ricordarlo, non ha lasciato solo uno strascico di conseguenze nefaste. Esso può e deve rappresentare un punto di partenza per la riforma strutturale dei servizi al cittadino e l’occasione per colmare i deficit pregressi in settori lungamente bisognosi di misure correttive.

Da questa premessa, il Reddito di Cittadinanza entra finalmente nella sua seconda fase della sua azione di sostegno alle fasce più deboli della popolazione. Dopo il supporto reddituale a favore dei lavoratori inattivi, arriva uno dei primi esempi di reinserimento al lavoro, alla base della stessa misura economica.

Reddito di cittadinanza, prime assunzioni nel 2022 

Pandemia da Covid-19
Pandemia da Covid-19 (Foto Adobe)

Grazie a una convenzione già in essere tra Comune e Ausl di Reggio Emilia, viene rinnovato e potenziato lo sforzo a favore dei servizi sociali in tempi di Covid. Si prosegue un’esperienza sperimentata lo scorso anno, tradotta nell’inserimento di 8 persone, percettori del reddito di cittadinanza, presso i centri vaccinali attualmente attivi in città.

Fino al 30 giugno e con possibilità di proroga fino a fine anno, aumenterà a 100 il numero di cittadini annoverato nei cosiddetti “progetti utili per la comunità” (Puc). Saranno impegnati nell’accoglienza degli utenti presso gli hub vaccinali: verificheranno il rispetto del distanziamento sociale nelle eventuali file, vigileranno sul corretto posizionamento della mascherina, oltre a fornire gel alcolico e misurare la temperatura. Saranno altresì presenti alla “sorveglianza” post vaccino.

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Per coloro che ricevono il reddito di cittadinanza, si tratta di un impegno tra le 8 e le 16 ore a settimana. Sono oggi circa 2.500 i beneficiari del sussidio a Reggio, dei quali 1.774, pari a quasi il 70% del totale, sono in carico ai servizi sociali. La convenzione permette di ridurre sensibilmente il peso di tale incarichi attualmente gravato sul personale all’Azienda sanitaria, già decimata dall’assenza, tra positivi e sospesi, di 324 operatori di tutte le categorie.

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Un accordo, quindi, teso non solo a disimpegnare medici e infermieri da destinare così alla campagna vaccinale, ma a rendere permanente dei progetti di utilità collettiva che, ci auguriamo, siano da modello, al più presto, per altri territori.