Salve le “etichette di origine” sugli alimenti, in Italia arriva il nuovo decreto

È arrivato in extremis il nuovo decreto per cui tutti gli ingredienti di un alimento devono essere inseriti in etichetta. In Italia si continua con le informazioni dettagliate, mentre le nuove norme UE prevedono indicazioni più approssimative

etichetta cibo
(unsplash)

Il cibo Made in Italy, una delle eccellenze del nostro Paese, deve essere salvaguardato, come lo deve essere anche la conoscenza di cosa un consumatore stia effettivamente acquistando. L’Italia, rispetto ad altri Paesi UE, si distingue ancora una volta per l’efficienza normativa sull’origine degli alimenti.

Il Regolamento europeo 775/2018 prevede che l’obbligo di specificare la provenienza degli ingredienti usati si applichi solo in alcuni casi, ad esempio se c’è il rischio che il consumatore si possa confondere in merito all’origine delle materie prime. Quindi i dettagli in etichetta devono essere utilizzati solo in casi specifici, per tutti gli altri esiste l’obbligo di indicare solo gli ingredienti a rischio, come ad esempio gli allergeni.

Ad aprile dello scorso anno l’Italia aveva inserito una proroga alla vecchia etichettatura, più precisa e dettagliata, ma la scadenza era fissata al 31 dicembre 2021. Quindi, in assenza di nuove indicazioni, dal 1° gennaio 2022 sarebbero entrate in vigore le direttive europee, che forniscono minori informazioni, e quindi minore tutela per i consumatori.

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Negli scorsi giorni i ministri Patuanelli, Speranza e Giorgetti, come si legge in un articolo de “Il fatto alimentare”, hanno firmato un decreto che sposta al 31 dicembre 2022 la scadenza per l’etichettatura “speciale” che riporta l’obbligo di indicare tutte le materie prime per pasta, riso, pomodoro, formaggi, salumi etc.

È singolare che questo decreto di salvaguardia del consumatore si inserisca nel contesto delle etichettature, dove l’Italia è stata investita da numerose polemiche internazionali per aver preso sotto gamba la questione delle etichette nutrizionali “a semaforo”, che al contrario in altri Paesi UE sono ampiamente utilizzati. Evidentemente nel nostro Paese le priorità sono considerate altre, in particolare sul cibo, dove la tradizione diventa orgoglio nazionale.