Indagine della Commissione Europea, metà dell’origano in commercio non è autentico

L’origano è la spezia più adulterata all’interno dell’Unione Europea. Questo il risultato di un’analisi condotta in 21 Stati membri proprio per chiarire se le spezie in commercio nell’UE siano autentiche

Foto Volodymyr Hryshchenko Unsplash

Sembra una barzelletta ma lo studio della Commissione Europea ha scoperto che il 17% delle spezie analizzate è a rischio contaminazione, e che la spezia con la percentuale più alta di casi di adulterazione è proprio l’origano, con la metà dei campioni analizzati che contenevano piante estranee o non dichiarate.

Nella classifica, hanno trovato poi posto pepe, con il 17% dei campioni contaminati, cumino con il 14% dei campioni adulterati, 11% di campione adulterati per la curcuma e altrettanti per lo zafferano, ultimo con il 6% la paprika e le miscele per il chili.

Per quello che riguarda l’origano, la manipolazione che è stata rintracciata più spesso è quella di aggiungere foglie di olivo sminuzzate.

Anche se può sembrare ilare, siamo di fronte ad una vera e propria frode alimentare che non soltanto produce guadagni ingiusti, ma che mette a rischio la salute dei cittadini.

Utilizzare sostanze non elencate tra gli ingredienti rischia infatti di provocare reazioni allergiche anche gravissime così come sono pericolosi alcuni coloranti non autorizzati per uso alimentare e che son ostati invece rintracciati in alcuni campioni.

E per i propri loschi affari, chi decide di manipolare le spezie lo fa con i modi più diversi. Dal report della Commissione Europea si legge che la manipolazione “può avvenire in qualunque fase del processo, dalla produzione, al trasporto, alla lavorazione, eccetera, finché il prodotto raggiunge il mercato. Tra le manipolazioni più comuni ci sono:

  • Ingredienti, additivi o coloranti o altri costituenti non approvati per uso alimentare o in erbe e spezie;
  • Ingredienti, additivi o coloranti o altri sostanze approvate per uso alimentare ma illegalmente non dichiarate o dichiarate in modo fraudolento nei confronti dei consumatori;
  • Spezie o erbe con ingredienti di valore omessi o rimossi per ingannare i consumatori;
  • Utilizzo di una diversa parte della stessa pianta botanica invece che quella dichiarata in una quantità tale che inganni i consumatori;
  • Quantità tecnicamente evitabili di parti di altre piante rispetto a quelle dichiarate.”

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Lo studio condotto dalla Commissione Europea riprende anche i pericoli espressi dagli stessi cittadini europei nello speciale Eurobarometro 2020, in cui il 61% degli intervistati dichiarava di essere preoccupato dal fatto di poter essere ingannato riguardo le qualità reali di un cibo, mentre il 55% degli intervistati ha dichiarato di essere preoccupato dai rischi che questo potrebbe avere sulla propria salute.

In conclusione allo studio, si fa notare come le autorità che si occupano di questo genere di controlli possano giovarsi dei risultati di questa ricerca “permettendo loro di meglio centrare le attività di controllo per combattere le frodi alimentari e dissuadere dalle pratiche fraudolente a beneficio delle società oneste e dei consumatori europei”.