Il progetto REMì organizza un ciclo di webinar per prevenire la violenza sui minori stranieri

L’iniziativa è finanziata dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020

bambini stranieri
(pixabay)

I minori stranieri che arrivano in Italia si trovano spesso in situazioni di difficoltà. Non conoscono bene la lingua, hanno consuetudini culturali differenti dalle nostre, mangiano cibo diverso. Questi elementi possono essere alcune cause dei maltrattamenti ed episodi di bullismo che si potrebbero verificare tra i pari.

Si sa che la differenza, specialmente in un’età in cui si inizia a cercare un orientamento autonomo nella vita, spesso può essere causa di emarginazione, e nei casi più gravi, di violenza. Dal canto loro, le famiglie appena arrivate probabilmente non sono a conoscenza delle modalità culturali di relazionarsi in Italia, e non le possono trasmettere ai figli.

La scuola e le istituzioni dovrebbero creare un ponte, o meglio, uno scudo protettivo nei confronti dei minori che arrivano in Italia. Il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020, ha organizzato un ciclo di incontri tra professionisti ed educatori per affrontare il tema della prevenzione alla violenza sui bambini stranieri.

Il giusto approccio dovrebbe essere quello di valorizzare l’interculturalità, ma a volte le figure di maggior prossimità del sistema educativo, come ad esempio gli insegnanti, non sono in grado di farlo, anche considerando intatta la buona fede.

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Nella presentazione del ciclo di webinar si legge: “Il fenomeno della violenza sui minori con background migratorio segnala l’esistenza di una zona grigia che sfugge alle statistiche ufficiali e che diventa ancor meno rilevabile laddove le famiglie vivono situazioni di marginalità o fragilità. Dalle ricerche emerge come le famiglie con background migratorio siano più vulnerabili, anche per la minor conoscenza del sistema italiano di garanzia dei diritti e dei servizi”.

È evidente che la modalità educativa in un’ottica interculturale di accoglienza deve passare per le figure primarie di riferimento del minore, ovvero la scuola e la famiglia. Ciò a cui i genitori italiani non erano abituati, ovvero la convivenza quotidiana con modelli culturali differenti, per i figli è una normalità. Per questo è necessario implementare nuovi modelli educativi, a partire dall’osservazione della realtà, e non dalla teorizzazione astratta.