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In giro per l’Italia per verificare quanto il suolo sia inquinato, la nuova iniziativa delle associazioni ambientaliste

 Lo scopo è verificare la presenza di pesticidi e sostanze chimiche nel terreno

(unsplash)

Una canzoncina per bambini un po’ datata ma sempre valida recita più o meno così: “Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero, per fare l’albero ci vuole il seme, …. per fare il tavolo ci vuole il seme”. Questa litania educativa viene cantata come memoria di un passato infantile, ma, soffermandosi bene sul testo, mostra tutto ciò che rappresenta l’interdipendenza tra il prodotto umano e la natura, senza la quale “il tavolo” non sarebbe possibile.

Da questa idea, portata all’infanzia in anni in cui la sensibilità ambientalista in Italia ancora doveva raggiungere il grande pubblico, nasce la campagna “La Compagnia del Suolo”, figlia del progetto “Cambia la terra”, promosso dalle associazioni Legambiente, Lipu, ISDE – Medici per l’ambiente, Slow Food, WWF e FederBio. Quest’ultima, in un comunicato stampa datato il 7 ottobre, annuncia che il giro d’Italia della “Compagnia” ha raggiunto la zona di Matera, nelle otto tappe previste.

Lo scopo dell’iniziativa, oltre alla sensibilizzazione sul campo della popolazione locale, è verificare lo stato di salute della terra destinata all’agricoltura. Vengono prelevati ed analizzati campioni di terreno di un’azienda in regime biologico ed una in regime convenzionale, alla ricerca dei valori di pesticidi e sostanze chimiche che integralmente finiscono nei prodotti alimentari.

I risultati delle analisi dei vari campioni di terreno saranno presentati e discussi in un evento finale che si terrà a Roma a fine novembre.

Perchè la salubrità del terreno è così importante? Non solamente per verificare la presenza di inquinanti che compromettono i cibi, ma anche per valutare la biodiversità del terreno. Le certificazioni biologiche riportano la presenza o assenza di alcuni inquinanti, ma non valutano la qualità della terra, essenziale per una concezione integrata dell’agricoltura. La presenza di insetti, ad esempio, conferisce ricchezza al terreno, che porterà a prodotti migliori qualitativamente.

E’ ovvio che le sostanze chimiche sterilizzano il terreno, ma anche la monocoltura, in assenza di pesticidi, può rendere arido un suolo, con conseguenti compromissioni al livello di trasporto idrico e di allagamenti. L’humus del suolo è la chiave di tutto. In una tradizione antica, in Francia, i monaci cluniacensi assaggiavano la terra per verificarne la qualità. Con i secoli si è perso il contatto diretto con il suolo, considerato solo un mezzo per ottenere ciò di cui si necessita per l’alimentazione.

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A questo link il comunicato di FederBio

Ma non è per tutti così. Rincorrendo nella mente i ricordi d’infanzia, uno dei primi giochi più divertenti era “sporcarsi le mani con la terra”. E’ un peccato che questa relazione ancestrale e così immediata si perda nell’arco della vita di un individuo. Recuperare un rapporto diretto con la terra è una presa di coscienza dei bisogni dell’uomo non mediati, necessaria a riconferire alla natura il rispetto che merita, perché alla fine, “per fare un tavolo ci vuole la terra”.

Pubblicato da
Giulia Borraccino