Gedi, continua il piano tagli su Repubblica. Il gruppo rinuncia alla copertura statale per portarlo avanti?

Il gruppo Gedi avrebbe intenzione di richiedere 50 prepensionamenti alla redazione di Repubblica

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Con l’arrivo in casa Gedi del nuovo amministratore delegato Maurizio Scanavino, il piano lacrime e sangue che coinvolge Repubblica inizia a trovare una sua prima realizzazione. Al giornale infatti, il gruppo Gedi, secondo alcune fonti, si preparerebbe a richiedere almeno 50 prepensionamenti: un vero e proprio piano di esuberi considerato indispensabile dal gruppo per tagliare i costi e sopravvivere a questa difficile crisi economica. Tagli che però non sono stati approvati dai sindacati e che hanno portato la Rappresentanza Sindacale dei Giornalisti di Repubblica a presentare le dimissioni.

Una mossa che in teoria “mette in ghiaccio” la strategia del gruppo: l’accordo sindacale è indispensabile per Gedi, in quanto condizione per continuare ad usufruire finanziamento coperto dalla garanzia pubblica. Il gruppo sta comunque portando avanti questo nuovo piani di tagli, e l’impressione è che sia disposto a rinunciare alla copertura statale pur di ridimensionare i costi. La situazione per Repubblica e suoi dipendenti continua ad essere drammatica, con un marchio che di anno in anno si svaluta a suon di milioni di euro.

Basti solo pensare che nel 2019 Repubblica ha perso circa 60 milioni di valore rispetto all’anno precedente. La divisione che raggruppa Repubblica e il settimanale l’Espresso è una delle più problematiche in termini di bilancio all’interno del gruppo Gedi, con i costi che ormai hanno iniziato a superare i ricavi. 

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D’altronde, gli ultimi due anni per il gruppo sono stati i peggiori dalla sua fondazione, complice anche la crisi economica innescata da questa pandemia. Situazione leggermente migliore per l’agglomerato che contiene al suo interno la Stampa e il Secolo che, rispetto a Repubblica, registra perdite minori.