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Diritti

I paesi più poveri del pianeta hanno ricevuto solo il 2 per cento delle dosi di vaccino

Nel frattempo, i paesi più ricchi hanno accumulato un miliardo di dosi inutilizzate

Getty Images

“La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo afferma che tutti abbiamo il diritto di condividere e beneficiare delle scoperte scientifiche”. L’editoriale del British Medical Journal, con queste parole ricorda che la base economica su cui si fonda la distribuzione e diffusione del vaccino contro il Covid non è ragione sufficiente per creare maggiore iniquità nelle popolazioni mondiali.

La condivisione della proprietà intellettuale applicata alla scoperta scientifica dovrebbe essere appannaggio collettivo, ed invece non è così. I paesi più poveri hanno ricevuto solamente il 2% di dosi di vaccino. La pandemia non ha creato la disuguaglianza, ha solo esacerbato e reso più visibile un’iniquità nota a tutti.

Il “Fatto quotidiano”, riporta un editoriale del British Medical Journal che, a ragion veduta, condanna la politica mondiale di distribuzione dei vaccini. A parere della rivista britannica, la priorità assoluta è garantire una copertura minima al livello mondiale ridistribuendo le dosi “trattenute” dai paesi più ricchi. Solo in questo modo si può assicurare che in un mondo globalizzato le varianti non si creino e non vadano in circolazione.

“La Gran Bretagna – si legge nell’editoriale – si è procurata dosi sufficienti per quattro volte la sua popolazione, mentre alla fine del 2021 i Paesi ricchi avranno accumulato un miliardo di dosi inutilizzate. Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito questa ineguaglianza ‘assurda’, un modo per diffondere varianti virali capaci di sfuggire ai vaccini, e un oltraggio morale”.

Un atto d’accusa contro la porzione mondiale con più mezzi economici che non vuole condividere le proprie dosi con i paesi più poveri. Il 60% del Regno Unito ha già completato il ciclo vaccinale, mentre, ad esempio, in Uganda solo l’1% della popolazione ha avuto accesso alla prima dose. Perchè? A condurre la partita sono le solite strategie del profitto massimo, di cui le industrie farmaceutiche conoscono bene le regole.

L’articolo della rivista britannica ricorda che lo scorso anno, per contrastare quest’iniquità, è stato lanciato un meccanismo globale di condivisione dei vaccini chiamato Covax, che aveva lo scopo di acquistare dosi di vaccino per il 20% dei 92 paesi più poveri al mondo. Ma il G7 ha deciso di donare solo l’8% dei vaccini a Covax.

Prosegue l’editoriale: “L’Oms chiede che le nazioni ricche interrompano le vaccinazioni di richiamo e inviino invece dosi alle nazioni meno ricche. Tuttavia Pfizer si aspetta che le nazioni ricche ignorino l’Oms e raccomandino i richiami, contribuendo ad aumentare le sue entrate”.

Nonostante gli appelli dell’Oms Israele ha già somministrato la terza dose, gli Stati Uniti e l’Europa si apprestano a fare altrettanto. Fermare la disuguaglianza è un processo che non si può ridurre a sparute iniziative di beneficenza su iniziativa dei paesi ricchi che acquistano le proprie indulgenze per la salvezza morale. La ridistribuzione dei mezzi per la sopravvivenza della popolazione mondiale deve essere architettata a tavolino, anteponendo ciò che sulla carta dei diritti umani è stato scritto anzichè le logiche del profitto.

In caso contrario, tutti quanti sconteranno le conseguenze di un’apartheid su base non razziale ma economica.

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Pubblicato da
Giulia Borraccino