Pratiche sleali nell’agroalimentare, l’Ue avvia una procedura d’infrazione contro l’Italia

La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia e gli altri paesi europei che non hanno recepito le nuove norme UE contro le pratiche sleali nel settore agroalimentare

agricoltura
(pixabay)

La Commissione Ue, nella primavera del 2019, ha adottato una direttiva di tutela a favore degli agricoltori, per arginare le pratiche scorrette nella filiera agroalimentare. In particolare, sembra che questo settore commerciale sia particolarmente incline ad essere cannibalizzato dai grandi partner, che, con il loro ruolo di intermediazione tra produzione e consumo finale, spesso portano avanti politiche scorrette nei confronti dei produttori.

Le pratiche sleali identificate nella nuova normativa, che per la prima volta esprime posizione sul tema, sono 16, tra cui:

  • i ritardi di pagamento e l’annullamento di ordini con preavviso breve per prodotti alimentari deperibili;
  • le modifiche unilaterali o retroattive ai contratti;
  • l’obbligo imposto al fornitore di pagare i prodotti sprecati;
  • il rifiuto di contratti scritti.

Evidentemente, se la Commissione europea ha deciso di intervenire, questi comportamenti sono diventati sempre più frequenti negli ultimi anni. Gli stati membri sono stati chiamati a sottoscrivere la normativa, ma da più parti la risposta è stata il silenzio. Austria, Belgio, Cechia, Cipro, Estonia, Francia, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna, hanno ricevuto la lettera di avvio della procedura d’infrazione a loro carico. La Commissione Ue conferisce ulteriori due mesi di tempo per rispondere e in caso contrario, le suddette nazioni verranno sanzionate.

Al contrario, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Slovacchia, Svezia e Ungheria, hanno dichiarato di aver recepito la direttiva e di aver adottato tutte le misure necessarie a metterla in pratica. La Francia e l’Estonia hanno risposto che accolgono solo parzialmente la normativa, essendo la loro legislazione interna in parte opposta.

A parte la considerazione nei confronti degli stati, tra cui l’Italia, che si sono esentati dalla sottoscrizione dell’impegno per contrastare le pratiche commerciali scorrette dei grandi partner, l’occorrimento può generare ulteriori riflessioni. In particolare sul sistema della filiera agroalimentare, che allontanando sempre più il produttore dal consumatore, genera svantaggi per tutti, tranne che per gli intermediari addetti alla distribuzione, che da questa separazione traggono profitto.

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A questo link l’articolo di Helpconsumatori