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Tasse, le conseguenze fiscali del Decreto Rilancio

La situazione emergenziale ha proliferato i provvedimenti di proroga, per consentire una minor pressione fiscale. Quali sono le conseguenze?

(pixabay)

Il magazzino fiscale dell’Agenzia delle Entrate conta ad oggi 987 milioni di euro inevasi, corrispondenti a 17,9 milioni di cartelle, di cui 3 milioni sono aziende, società etc, nominati “persone giuridiche”, ed i restanti 14,9 sono persone fisiche.

L’emergenza sanitaria, ben presto sfociata in un inasprimento della crisi economica, ha avuto come diretta conseguenza numerosi provvedimenti di proroga dei pagamenti fiscali. Ma da qualche tempo le attività di riscossione sono state ripristinate, con modalità e tempi incerti.

E questa incertezza getta maggior confusione nei contribuenti, che sì, sulla carta hanno il diritto di opporsi alle sollecitazioni di pagamento, ma che allo stesso tempo sono vincolati da normative burocratiche ben precise.

Il “Fatto Quotidiano”, in un articolo, mostra come la densità normativa finisca per complicare la possibilità per il contribuente di contestare le richieste di pagamento. A dispetto della recente normativa fiscale che si propone come principio base lo snellimento burocratico dell’amministrazione.

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La proroga delle tasse, il nodo della confusione fiscale

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Al centro della questione si trova l’art. 157 del Decreto rilancio, che ha raddoppiato i termini di accertamento delle pendenze fiscali. La scadenza per gli accertamenti è stata fissata al 31 dicembre 2020, e le notifiche al 28 febbraio 2022. L’intenzione del legislatore probabilmente è stata volta a favorire il contribuente, concedendogli più ampio respiro dalla pressione fiscale.

Ma il citato articolo, allo stesso tempo, concede molto meno spazio ad un’eventuale azione di contestazione della cartella esattoriale. Non si deve dimenticare che le operazioni di opposizione sono tutt’altro che semplici.

In primo luogo il contribuente deve accertarsi della veridicità della notifica di pagamento, fare formale richiesta di accesso agli atti, che pur se personali, in materia fiscale possono anche essere negati. Ed a quel punto può intraprendere l’azione di contestazione.

I termini per impugnare una notifica di pagamento sono stabiliti dal momento della notifica. Se i tempi per le notifiche sono stati prorogati così a lungo, il contribuente potrebbe trovarsi nella spiacevole situazione di dover accertare l’effettiva congruenza di una cartella molto datata. E come già detto, l’iter non è semplice. Allo scadere del termine fissato il contribuente non può più agire legalmente in alcun modo.

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In sostanza, il carico eccessivo di proroghe, pur se forse impostato per avvantaggiare il contribuente, può sortire l’effetto opposto, ovvero inficiare il diritto del cittadino di opporre le proprie rimostranze sui pagamenti fiscali.

Pubblicato da
Giulia Borraccino